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21/03/2017 - Vercelli - Economia

APPALTI, E' L'ORA DELLA RIVOLUZIONE COPERNICANA - Accordo pilota tra Comune di Vercelli, Sindacati e Imprese per tutelare il lavoro locale e le aziende serie dai pirati delle gare pubbliche - Presto esteso ad altri settori e alla provincia

APPALTI, E' L'ORA DELLA RIVOLUZIONE COPERNICANA - Accordo pilota tra Comune di Vercelli, Sindacati e Imprese per tutelare il lavoro locale e le aziende serie dai pirati delle gare pubbliche - Presto esteso ad altri settori e alla provincia
Oggi la presentazione del protocollo


Bisogna andarci piano – lo sappiamo – ad impiegare l’aggettivo “storico”.

 

Perché capace di giustificare la portata storica di qualcosa c’è, in fondo, ben poco.

 

Già è molto se un fatto merita la cronaca.

 

Ma crediamo che sia comunque riduttivo confinare alla cronaca un evento che potrebbe modificare i rapporti tra imprese e Pubblica Amministrazione, tutelare il lavoro locale, fare sistema, garantire vigilanza sui tanti concorrenti sleali che disturbano chi vuole lavorare seriamente.

 

Perché è successo “semplicemente” questo.

 

Il Comune di Vercelli ha deciso di cambiare rotta quando si comporta da “stazione appaltante”.

 

Una vera e propria rivoluzione. Silenziosa ed operosa.

 

Discreta eppure dirompente se riferita a certe consuetudini, abitudini, che non è esagerato chiamare vizi o comunque comportamenti incomprensibili.

 

Di cosa si tratta?

 

E’ una cosa un po’ tecnica, forse noiosa: cerchiamo di sminuzzarla come possiamo, ma chiediamo al Lettore un supplemento di attenzione.

 

Ne vale la pena.

 

***

 

Cosa succede quando il Comune (come ogni altro Ente pubblico) deve acquistare un bene o un servizio, eseguire un lavoro?

 

Secondo modalità che sono codificate da norme (ad esempio il tanto nominato nuovo Codice degli Appalti) di solito, con poche eccezioni, procede ad una gara ad evidenza pubblica.

 

In breve e in linguaggio corrente: “fa” l’appalto.

 

Pubblica cioè un bando affinchè si presentino concorrenti per presentare poi l’offerta migliore.

 

“Migliore” secondo quali criteri?

 

Solo il prezzo più basso? Con gli appalti cosiddetti “al massimo ribasso”?

 

Ovvero con il criterio della offerta “economicamente più vantaggiosa”?

 

Si tratta – in questo secondo caso - dell’ offerta che propone non solo uno sconto sul prezzo, ma anche migliorie o elementi di qualità del servizio o del prodotto anch’essi riconducibili ad una maggiore o minore convenienza, “vantaggio”, appunto, economico.

 

I rischi che in entrambe le circostanze  si corrono li sappiamo: può darsi che, pur di aggiudicarsi il lavoro, un’impresa pratichi uno sconto folle.

 

Così poi non ci sta nei costi e non paga lavoratori, fisco, fornitori.

 

Il cantiere viene abbandonato, il lavoro resta da finire.


Ma l’impresa – che magari ha sede a mille chilometri di distanza dal luogo del cantiere – intanto gli acconti li ha presi e si dilegua.

 

Cose impossibili?

 

Invece purtroppo pressochè all’ ordine del giorno.

 

Poi ci sono tutte le variabili meno gravi: non c’è solo il nero, ma mille diverse tonalità di grigio.

 

Lavori mal fatti per risparmiare, collaudi che non si riescono a chiudere, e via dicendo: tempi di consegna che perciò diventano eterni.

 

Questi sono problemi che derivano da un malinteso senso della concorrenza.

 

Se per eseguire un’opera edile del controvalore – ad esempio – di 100 mila euro, mi rivolgo ad una platea di concorrenti che hanno sede legale fino – sempre ad esempio – a Ponte a Poppi ( paese che ha dato i natali a Pupo ) è ovvio che ottengo almeno due risultati entrambi pessimi.

 

Il primo è che espongo l’incauto offerente di Ponte a Poppi ad una più che prevedibile diseconomia: in qualche modo lo istigo a comportarsi male per stare (tentare di stare) nei costi.

 

Il secondo è che privo invece e per conseguenza una impresa vercellese della possibilità di aggiudicarsi un lavoro discreto, che può svolgere tranquillamente vicino casa: insomma, ci sono tutti i presupposti perché il lavoro sia fatto a regola d’arte, con soddisfazione reciproca e regolartià da tutti i punti di vista, compresa la sicurezza sui luoghi di lavoro.

 

***

 

A questo punto sarebbe più che lecita una obiezione: ma allora basta dire che possono partecipare alla gara solo le imprese locali.

 

E qui purtroppo le cose non sono così semplici perché la normativa generale non prevede limitazioni di questo genere, in nome del principio della concorrenza.

 

Come abbiamo detto, la materia non si può tagliare con la scure, perché molte sono le sfaccettature giuridiche proprie di un settore da specialisti; moltissime le variabili: ma il concetto di fondo è sempre questo.

 

Bisogna, cioè, conciliare tre elementi: tutela delle imprese locali, tutela del lavoro regolare, principio della concorrenza (leale) in funzione dell’interesse (reale, cioè non solo in vista di uno sconto apparente e foriero di grane se eccessivo) dell’Ente Pubblico nella sua veste di Stazione Appaltante.

 

***

 

Un lavoro – assicuriamo e preghiamo di crederci sulla parola perché altrimenti si dovrebbero scrivere centiaia di pagine – veramente difficile.

 

Ebbene, il Comune di Vercelli sembra esserci riuscito.

 

Oggi palpabile a Palazzo Civico la soddisfazione sia dei rappresentanti dei Sindacati dei Lavoratori, sia di quelli che rappresentano le imprese locali, dagli industriali agli artigiani.

 

Si è firmato un “protocollo” che permette all’Ente,

 

qui in pdf:


 

http://piemonteoggi.it/pdf_news/21032017190100_PROTOCOLLODIINTESATESTO.pdf

 

 

al Comune, mediante una stretta azione di vigilanza e facendo rete sia con le Associazioni sindacali e datoriali, sia con gli Enti di controllo, di inserire nei capitolati una serie di clausole che di fatto “scoraggiano”, in modo molto severo, tutti quegli operatori che vogliono venire a Vercelli per fare porcherie.

 

Un lavoro cui si sono dedicati personalmente il Sindaco Maura Forte e l’Assessore Mario Cometti, cui certo ha fatto comodo, per definire una materia come questa, il fatto di esercitare la professione forense.

 

E’ il primo passo concreto per tutelare davvero il sistema delle imprese locali, per fare “ripartire” il lavoro a Vercelli e per i vercellesi.

 

Un fatto – si diceva in esergo – che a nostro modesto avviso merita di essere qualificato con l’aggettivo “storico”.

 

Perché la Storia non è solo quella delle guerre, ma può essere anche quella di azioni intelligenti capaci di cambiare davvero qualcosa.

 

Anche andando contro gli apparati, che certo sarebbero stati meglio come stavano.

 

Ora la prossima tappa – era il sentimento avvertito in tanti dei presenti – potrebbe essere quella di trasferire questa innovativa e forse “rivoluzionaria” modalità di concepire le assegnazioni di lavori pubblici, estendendola anche ad altri settori, alla scelta dei Professionisti.


E poi trasferendola anche alla Provincia, che ora è Stazione Appaltante non solo per sé, ma anche per tutti i Comuni minori del territorio.

 

Così si chiuderebbe un cerchio a beneficio delle imprese di tutta la provincia: un cerchio che i “furbi” dovrebbero stare bene attenti prima di volere in qualche modo infrangere.

 

 

 

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