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25/03/2020 - Vercelli - Cronaca

CORONAVIRUS / 227 - PIEMONTE SEMPRE PIU "AUTARCHICO" - Ci faremo tutto da soli: mascherine, collaudi, conformità CE - E tutti i presìdi prodotti in regione resteranno qui - Ora ce li confiscano alla Frontiera per darli un po' a tutta Italia

CORONAVIRUS / 227 - PIEMONTE SEMPRE PIU "AUTARCHICO" - Ci faremo tutto da soli: mascherine, collaudi, conformità CE - E tutti i presìdi prodotti in regione resteranno qui - Ora ce li confiscano alla Frontiera per darli un po' a tutta Italia
Un'immagine della conferenza stampa in remoto di oggi - nei riquadri i tre Rettori -

Mascherine, camici, caschi e altri presìdi ora sono prodotti anche in Piemonte, soprattutto (ma non solo) dalla Miroglio.

Ma c’è bisogno, per utilizzarle (anche) negli Ospedali, della certificazione CE.

Che richiede mesi.

Anche perché, in questi anni, essendo – ad esempio le mascherine – prodotti a bassissimo valore aggiunto, la loro produzione in Italia si è praticamente azzerata e, con essa, si è “estinta” la filiera che porta al consumatore finale, quindi anche dei servizi e passaggi paralleli e complementari come, appunto, la certificazione: non ci sono più Laboratori in grado di procedere.

Anche in questo caso arriva in aiuto (e la “autarchia” sarà sempre più incentivata) la collaborazione tra la Regione ed i tre Atenei piemontesi: Università del Piemonte Orientale, Politecnico di Torino e Università di Torino.

Le tre Università hanno non solo competenze interne, ma anche attitudine manageriale (un esempio: il Politecnico ha invitato all’Università di Bologna, dove avevano ancora attrezzature idonee ai collaudi tutta la produzione di mascherine Miroglio) per organizzare i Laboratori ed i processi.

Soprattutto possono farlo sicuri che il risultato sia “equipollente”, questa la parola chiave, al marchio CE.

E’ importante produrre in Piemonte, collaudare in Piemonte, tutti questi presìdi?

Certo, perché così possono essere utilizzati nella nostra Regione da Ospedali e Case di Riposo.

Se no che succede?

Succede come con tante dotazioni (anche respiratori) che la Regione ha acquistato e pagato da fabbricanti di altri Paesi (dal Brasile alla Cina) e poi alla frontiera l’Autorità Centrale della Protezione Civile ha confiscato tutto per redistribuire sul territorio nazionale, secondo loro criteri.

La Regione – ha detto l’Assessore Icardi - aveva già anche pagato, ma – almeno questo – hanno rimborsato i soldi.

Però il problema non è, ovviamente economico: c’è bisogno che queste cose siano disponibili per i nostri ammalati.

Ora sarà possibile.

***

Oggi la conferenza stampa in remoto, con la presenza della Giunta Regionale e dei tre Rettori.

Anche VercelliOggi.it si è collegato.

Ecco quanto comunica la Presidenza della Giunta.

***

A seguito del contesto emergenziale in cui si trova la regione, è necessario velocizzare le procedure per garantire la conformità tecnica dei dispositivi di protezione individuale.
La domanda di camici, guanti e mascherine è infatti in continua crescita ed è necessario dare una risposta al tessuto produttivo piemontese che vede decine di aziende che vorrebbero produrre questi dispostivi riconvertendo i loro impianti.

Per questo motivo la Regione Piemonte ha annunciato, nel corso di una conferenza stampa, che i dispositivi prodotti potranno essere certificati grazie alla collaborazione, le competenze, le conoscenze e le strumentazioni dei tre atenei piemontesi, Politecnico e Università di Torino e Università del Piemonte Orientale.

L’obiettivo è di validare, entro una settimana al massimo, la conformità a norma dei dispositivi di protezione individuale, quali mascherine sia chirurgiche che ffp2/3 e camici idrorepellenti.
In particolare, le mascherine chirurgiche dovranno essere prodotte da imprese che abbiano un sistema di gestione della qualità, per poter corrispondere alla deroga al marchio CE secondo le indicazioni del Ministero della Salute.

Alla validazione delle certificazioni lavorerà una task force di 18 esperti.

«Da una parte l’unità di crisi continua a moltiplicare i suoi sforzi per recuperare in autonomia materiale da tutto il mondo, tant’è che oggi sono arrivate due milioni di mascherine chirurgiche direttamente dal Brasile - sottolinea il presidente della Regione Piemonte Alberto Cirio -. Dall’altra ci muoviamo in autonomia. Siamo stati la prima regione a produrre mascherine, che già oggi stiamo distribuendo gratuitamente a tutto il Piemonte. Oggi facciamo un passo in più grazie alla capacità degli atenei piemontesi di mettere in campo competenze e laboratori per certificare i nostri dispositivi di protezione. Per questo chiediamo a Roma che autorizzi le nostre certificazioni senza ulteriore burocrazia, che ci fa perdere solo tempo. E tempo purtroppo non ne abbiamo».

Le aziende che desiderano candidarsi potranno inviare la richiesta alla Regione.


Verrà effettuata una preselezione e le realtà con le caratteristiche idonee potranno inviare i campioni per l’analisi da parte dei laboratori.

Una trentina di aziende hanno già proposto la propria candidatura.

«In questo momento di forte emergenza - osserva l’assessore regionale alla Ricerca e all’Innovazione, Matteo Marnati - è necessario che si trovino le più avanzate soluzioni tecniche, le nostre aziende devono essere sostenute per poter mettere a disposizione materiale che garantisca la salute dei nostri medici e del personale sanitario le Università piemontesi. In questo contesto sono in grado di raggiungere questo obiettivo in pochissimo tempo».

«In pochi giorni di lavoro – aggiunge il rettore del Politecnico, Guido Saracco – assieme con le altre Università piemontesi abbiamo unito le forze per riaprire laboratori e allestire protocolli e sofisticati impianti per questa fondamentale missione di servizio. È un segno di quanto le università possono fare insieme al servizio della comunità. Sono particolarmente felice del fatto che il partenariato abbia anche coinvolto esperti e infrastrutture del CNR di Biella, dell’Università di Bologna e di alcune imprese tutti uniti da un comune senso di responsabilità sociale».

Il rettore dell’Università del Piemonte Orientale, Giancarlo Avanzi, aggiunge: «Siamo orgogliosi che le nostre competenze di ricerca, già riconosciute a livello internazionale, possano ora essere messe a disposizione, insieme a quelle degli altri Atenei, per contribuire a colmare difficoltà operative in ambito sanitario in un momento di grave emergenza. L’auspicio è che le Università piemontesi, superata questa fase delicata, rafforzino la loro collaborazione e contribuiscano così, in modo decisivo, a creare le condizioni per una piena ripresa della nostra Regione».

Conclude il rettore dell’Università di Torino, Stefano Geuna: «L’iniziativa rappresenta un esempio di relazione virtuosa tra le Università, la Regione e il tessuto produttivo del territorio. Una risposta all’eccezionale emergenza posta dalla pandemia COVID-19. Cooperando con le aziende e le altre Università piemontesi, UniTo metterà a disposizione competenze, laboratori e strumenti per il controllo della qualità microbiologica dei dispositivi di protezione e per la produzione di reagenti. Una prova sul campo che mette, ancora una volta, la ricerca universitaria al servizio della collettività».

LA TASK FORCE

Per mascherine e camici il coordinamento è della Prof.ssa Alice Ravizza del Politecnico di Torino. Assieme con lei sono al lavoro esperti di filtrazione e tessuti tecnici (Professori Paolo Tronville e Ada Ferri del Politecnico di Torino), esperti di microbiologia (Professor David Lembo dell’Università di Torino e Professoressa Elisa Bona dell’Università del Piemonte Orientale), scienziati dei materiali (Professor Michele Laus dell’Università del Piemonte Orientale). Completano il quadro degli attori coinvolti in questo partenariato il CNR-STIIMA di Biella (Professor Claudio Tonin), l’Università di Bologna (Prof. Violante, medicina del lavoro, e Professoressa Cristiana Boi, ingegneria chimica), esperti di qualità (Professor Audenino del Politecnico di Torino) e alcuni esperti di aziende specializzate (Ing. Andrea Corradi di Ahlstrom-Munksjo di Mathi Canavese, Dott. Tanchis della ditta CentroCOT di Busto Arsizio, ecc.).

Per i tamponi e i relativi reagenti di amplificazione dell’RNA virale sono invece attivi, sotto il coordinamento del Prof. Umberto Dianzani dell’Università del Piemonte Orientale, esperti

di genetica molecolare (Prof.ssa Fiorella Altruda, Prof. Lorenzo Silengo, Prof.ssa Rossana Cavallo dell’Università di Torino. Prof. Claudio Santoro e Prof.ssa Marisa Gariglio dell’Università del Piemonte Orientale).
Per l’Unità di Crisi della Regione Piemonte il coordinamento è del Dr. Pier Luigi Pavanelli.

MASCHERINE CHIRURGICHE

Le mascherine chirurgiche devono soddisfare contemporaneamente le norme UNI EN ISO 14683, UNI EN ISO 10993 ed essere prodotte da imprese che abbiano un sistema di gestione della qualità, ai sensi delle ISO 13485 o delle Good Manifacturing Practices (GMP), per poter corrispondere alla deroga al marchio CE secondo le indicazioni del Ministero della Salute.

MASCHERINE FFP2/3

Le maschere FFP2/3 devono essere fabbricate secondo i criteri N95 NIOSH che corrispondono alla norma tecnica EN 149:2001+A1:2009.

CAMICI EDROREPELLENTI

I camici idrorepellenti devono essere fabbricati secondo i criteri UNI EN 13795 e UNI EN 14126.

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