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18/12/2019 - Vercelli - Mondi Vitali

GUIDO RIMONDA PARLA AL CUORE DEGLI OSPITI DEL CARCERE DI BILLIEMME - Concerto di Natale pieno di significati, ripercorrendo, con parole e musica, la storia del violino - E arriva l'applauso - Assenti solo i marziani comunali

GUIDO RIMONDA PARLA AL CUORE DEGLI OSPITI DEL CARCERE DI BILLIEMME - Concerto di Natale pieno di significati, ripercorrendo, con parole e musica, la storia del violino - E arriva l'applauso - Assenti solo i marziani comunali

Gesto d'amore per gli Ospiti della Casa Circondariale from Guido Gabotto on Vimeo.


“Quando il Figlio dell'uomo verrà nella sua gloria con tutti i suoi angeli, si siederà sul trono della sua gloria”.

E’ l’appuntamento finale, ultimo, che dà senso a tutte le cose.

In quel momento qualcuno sarà sorpreso di trovarsi alla destra del Re, dalla parte opposta a chi il Pastore confina e condanna invece eternamente alla compagnia dei capri.

Perché proprio a me questo privilegio, questo premio?

Così si domanda chi abbia avuto lungo la propria vita il dono dell’umiltà.

Conosciamo la risposta che dà ragione e senso a tutto, parendo persuasiva e plausibile anche all’umana capacità di comprendere e così si viene a sapere che quella grazia è dispensata:” Perché io ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere; ero forestiero e mi avete ospitato, nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato, carcerato e siete venuti a trovarmi”.

***

L’Evangelista San Matteo ci offre una scelta accurata dei vocaboli e delle espressioni, sicchè non possiamo rinunciare ad una ricerca che, pur eludendo il nostro dominio, forse esige il nostro – di tutti - contributo.

Se “visitiamo” l’ammalato, andiamo invece a “trovare” chi è ristretto in carcere.

E possiamo trovarlo solo cercandolo.

Perché non si trova ciò che non si cerca e si cerca ciò che può sembrarci utile a rinvenire negli sguardi che non possiamo leggere guardando occhi incontrati tutti i giorni, una verità altrimenti velata, se non del tutto celata.

Quella della persona che è privata della libertà.

La persona che illustra il mistero di una colpa pur conclamata e, insieme, il primato della dignità di figlio di un Padre preoccupato, sin dall’alba della creazione, di ammonire che nessuno può sostituirsi a lui nel giudizio ultimo ed inappellabile, così come nessuno può rendersi lecito ignorare o negare quella condizione costitutiva di figlio che tutti ci rende fratelli.

Sappiamo con andarono le cose:

-“Disse Caino al Signore: «Troppo grande è la mia colpa per ottenere perdono!  Ecco, tu mi scacci oggi da questo suolo e io mi dovrò nascondere lontano da te; io sarò ramingo e fuggiasco sulla terra e chiunque mi incontrerà mi potrà uccidere”.

Insieme alla pena:

- ”Ora sii maledetto lungi da quel suolo che per opera della tua mano ha bevuto il sangue di tuo fratello. Quando lavorerai il suolo, esso non ti darà più i suoi prodotti: ramingo e fuggiasco sarai sulla terra».

c’è nella preservazione della dignità umana:

  • Ma il Signore gli disse: «Però chiunque ucciderà Caino subirà la vendetta sette volte!».

che trova il proprio compimento nella concreta prospettiva di una redenzione già possibile nel corso della vicenda terrena:

  • Caino si allontanò dal Signore e abitò nel paese di Nod, ad oriente di Eden”.

l’idea non mendace di una vita nuova, di un futuro:

  • Ora Caino si unì alla moglie che concepì e partorì Enoch; poi divenne costruttore di una città”.

***

Sicchè non è così peregrino pensare che la città dell’uomo, quella città che Caino chiama come un figlio – Enoch – e che ama come un figlio, sia l’esito di una esperienza drammatica, di un rapporto di fraternità difficile, impossibile, luttuosa, corrottosi fino al delitto e tuttavia idonea ad inverare un’esperienza di errore riconosciuto ed emendato e così in qualche modo tradotto nella condizione redentiva di un nuovo inizio.

Certo la città di Enoch non è ancora la Gerusalemme Eterna, ma è ciò che abbiamo.

Allora “cercare” questi fratelli per “trovarli” vuole forse dire andare non solo a riscoprire una delle radici antropologiche della convivenza, ma altresì indagare in profondità la nostra stessa natura, insegnandoci ad amare prima – anzi, al posto – di giudicare.

***

Nemmeno San Matteo però ha indicato una beatitudine bastevole a dire dell’encomio che si deve quando non solo si va a trovare il fratello privato della libertà personale, ma addirittura si porta nell’ Istituto “di pena” quell’incomparabile sollievo alla pena che è la musica.

Così la mattina di ieri, 17 dicembre, trascorsa nella Casa Circondariale di Billiemme, è qualcosa che ormai illustra una bella tradizione.

Il video che abbiamo realizzato s’inizia con l’intervento della Direttrice della Casa Circondariale di Billiemme, Antonella Giordano.

Lei e l’infaticabile “centrocampista” di ogni iniziativa educativa di Billiemme, Valeria Climaco, hanno invitato Autorità e Volontari,, non meno che Operatori della Polizia Penitenziaria.

Per Natale un regalo che non è solo un po’ di tempo passato ad ascoltare buona musica, eseguita dalla Camerata Ducale diretta da Guido Rimonda.

Il regalo è il recupero di una dimensione esistenziale pur confinata in quello “spiraglio di luce” negato così spesso anche a chi – come nell’immortale poesia di Langston Hughes - dentro o fuori dal carcere, stia salendo o risalendo la sua scala

  • una scala di legno tarlato
    con dentro i chiodi e piena di schegge
    e gradini smossi sconnessi
    e luoghi squallidi
    senza tappeti in terra
    ”.

***

Un momento di speranza dunque, che abbiamo cercato di documentare perché rimanga patrimonio di tutti con il video e con la gallery che trovate a fondo pagina.

Non meravigli – siamo sicuri che sia superfluo precisarlo – se le immagini sono un po’ diverse dal solito: riprese di spalle e volti lontani; non si può sapere se faccia o no piacere essere ripresi e messi sul web.

Non si può parlare di amore senza rispetto, anche se si sacrifica un po’ la qualità delle riprese.

Il plauso all’iniziativa di Antonella Giordano e Valeria Climaco è stato unanime.

La mattinata è stata presentata con la consueta proprietà di espressione dal giornalista Enrico De Maria.

E’ stata la prima occasione di incontro con questa parte così caratteristica della realtà carceraria per il nuovo Prefetto di Vercelli, Francesco Garsia.

Il messaggio benedicente dell’Arcivescovo è, invece, stato recato da Mons. Sergio Salvini.

Mons. Marco Arnolfo sarà a Billiemme domani, giovedì.

Gli interventi di tutti nel video, insieme scampoli di un repertorio veramente eccezionale.

***

Guido Rimonda ha presentato agli Ospiti di Billiemme una carrellata della storia del violino.

Non tutti avrebbero “rischiato”.

Tanti avrebbero potuto pensare che illustrare, ad esempio, come – con Giovan Battista Viotti – l’archetto si sia trasformato mutando forma, da curva a retta, sarebbe stata cosa non immediatamente capace di attirare l’attenzione della popolazione carceraria.

Così, dire del rapporto tra Gaetano Pugnani, il Maestro di Viotti, e quel suo grande allievo: una cosa da Studiosi.

Proprio di Pugnani, nella rielaborazione postuma di Fritz Kreisler, proponiamo nel video il Preludio e Allegro.

Un brano che si ascolta di rado, di grande difficoltà.

Capace però di rapirti, di entrare nel cervello e non lasciarti finchè non lo hai riascoltato dieci volte.

Ebbene, come abbiamo già osservato in altre occasioni, per effettuare le riprese chi scrive ha il privilegio di stare spesso a fondo sala, in compagnia delle persone ristrette e, quindi, di conversare con loro e scambiare opinioni.

L’atto di rispetto e amore di Guido Rimonda è stato molto apprezzato proprio dai primi destinatari di questo gesto.

***

Così, ieri a Vercelli, l’attesa per il Figlio dell’uomo che verrà nella sua gloria.

Con tutti i suoi angeli.

***

Mettiamo – ora - questo pensiero alla fine, perché forse non vale nemmeno la pena di citarli.

Però non si è potuto fare a meno di osservare come nessuno, dicesi nessuno della Giunta del Sindaco Andrea Corsaro e nemmeno la Garante per i diritti delle Persone Ristrette del Comune di Vercelli (a meno di nostra distrazione: ne faremmo volentieri ammenda) abbia trovato un quarto d’ora di tempo per essere vicino ai fratelli ristretti.

Marziani.

Un modo semplicemente buffo di interpretare il dovere della rappresentanza civica, con tutto il proprio inscindibile carico di significati simbolici.

Non parliamo neppure del Sindaco Andrea Corsaro che si concede, in Consiglio, di dire come faccia il “Sindaco a tempo pieno”.

Saprà lui se sia vero o no e, comunque, per un Capoluogo di Provincia non si vede cosa ci sia di così singolare né straordinario.

Trovano il tempo per andare a fare salamelecchi ai potenti, però.

***

La società civile di Vercelli è comunque vicina alla popolazione carceraria, nonostante il modo, minore e minuscolo, con cui ha scelto di farsi rappresentare.

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