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19/05/2018 - Valle D'Aosta - Pagine di Fede

IN PRINCIPIO ERA IL VERBO - Letture dalla Liturgia nella Solennità della Pentecoste - " Quando verrà lui, lo Spirito della verità, vi guiderà a tutta la verità "

IN PRINCIPIO ERA IL VERBO - Letture dalla Liturgia nella Solennità della Pentecoste - " Quando verrà lui, lo Spirito della verità, vi guiderà a tutta la verità "


Dagli Atti degli Apostoli, Cap. 2, 1 - 11

Mentre stava compiendosi il giorno della Pentecoste, si trovavano tutti insieme nello stesso luogo. Venne all’improvviso dal cielo un fragore, quasi un vento che si abbatte impetuoso, e riempì tutta la casa dove stavano. Apparvero loro lingue come di fuoco, che si dividevano, e si posarono su ciascuno di loro, e tutti furono colmati di Spirito Santo e cominciarono a parlare in altre lingue, nel modo in cui lo Spirito dava loro il potere di esprimersi.

Abitavano allora a Gerusalemme Giudei osservanti, di ogni nazione che è sotto il cielo. A quel rumore, la folla si radunò e rimase turbata, perché ciascuno li udiva parlare nella propria lingua. Erano stupiti e, fuori di sé per la meraviglia, dicevano: «Tutti costoro che parlano non sono forse Galilei? E come mai ciascuno di noi sente parlare nella propria lingua nativa? Siamo Parti, Medi, Elamìti; abitanti della Mesopotàmia, della Giudea e della Cappadòcia, del Ponto e dell’Asia, della Frìgia e della Panfìlia, dell’Egitto e delle parti della Libia vicino a Cirène, Romani qui residenti, Giudei e prosèliti, Cretesi e Arabi, e li udiamo parlare nelle nostre lingue delle grandi opere di Dio».

Dal Salmo 103

Benedici il Signore, anima mia!
Sei tanto grande, Signore, mio Dio!
Quante sono le tue opere, Signore!
Le hai fatte tutte con saggezza;
la terra è piena delle tue creature.

Togli loro il respiro: muoiono,
e ritornano nella loro polvere.
Mandi il tuo spirito, sono creati,
e rinnovi la faccia della terra.

Sia per sempre la gloria del Signore;
gioisca il Signore delle sue opere.
A lui sia gradito il mio canto,
io gioirò nel Signore.

Dalla Lettera di San Paolo Apostolo ai Galati,

Cap. 5, 16 - 25

Fratelli, camminate secondo lo Spirito e non sarete portati a soddisfare il desiderio della carne. La carne infatti ha desideri contrari allo Spirito e lo Spirito ha desideri contrari alla carne; queste cose si oppongono a vicenda, sicché voi non fate quello che vorreste.
Ma se vi lasciate guidare dallo Spirito, non siete sotto la Legge. Del resto sono ben note le opere della carne: fornicazione, impurità, dissolutezza, idolatria, stregonerie, inimicizie, discordia, gelosia, dissensi, divisioni, fazioni, invidie, ubriachezze, orge e cose del genere. Riguardo a queste cose vi preavviso, come già ho detto: chi le compie non erediterà il regno di Dio. Il frutto dello Spirito invece è amore, gioia, pace, magnanimità, benevolenza, bontà, fedeltà, mitezza, dominio di sé; contro queste cose non c’è Legge.
Quelli che sono di Cristo Gesù hanno crocifisso la carne con le sue passioni e i suoi desideri. Perciò se viviamo dello Spirito, camminiamo anche secondo lo Spirito.

Dal Vangelo secondo San Giovanni,

Capp. 15, 26 - 27; 16, 12 - 15

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Quando verrà il Paràclito, che io vi manderò dal Padre, lo Spirito della verità che procede dal Padre, egli darà testimonianza di me; e anche voi date testimonianza, perché siete con me fin dal principio.
Molte cose ho ancora da dirvi, ma per il momento non siete capaci di portarne il peso. Quando verrà lui, lo Spirito della verità, vi guiderà a tutta la verità, perché non parlerà da se stesso, ma dirà tutto ciò che avrà udito e vi annuncerà le cose future. Egli mi glorificherà, perché prenderà da quel che è mio e ve lo annuncerà. Tutto quello che il Padre possiede è mio; per questo ho detto che prenderà da quel che è mio e ve lo annuncerà».

***

UN PENSIERO SULLA PAROLA

di Don Gianmario Isacco

 

Nel descriverci il misterioso evento della discesa dello Spirito Santo, nel giorno di Pentecoste, su Maria Vergine e gli Apostoli, riuniti nel Cenacolo di Gerusalemme, la liturgia sottolinea il senso di stupore e di meraviglia che afferrò tutti coloro che furono testimoni di quel fatto prodigioso. “Erano stupefatti, e fuori di sé per lo stupore”, annota l’autore degli Atti.

Ed è lo stesso sentimento che afferra oggi anche noi, che quell’evento andiamo rimeditando e che nella celebrazione liturgica misteriosamente rendiamo presente in tutta la sua forza. Anche se mancano i segni esterni del vento impetuoso e delle lingue di fuoco, lo Spirito di nuovo si comunica a tutti noi nel Cristo Risorto: esso è il frutto più maturo della Risurrezione del Signore. Ed è proprio alla forza di questo Spirito che vogliamo affidarci, per poter dire “qualcosa” di Lui.

E come potremmo fare questo, se Egli stesso non ci ammaestrasse?

Del resto San Paolo, scrivendo ai Corinzi (2 Lett.), ci ha ricordato che “nessuno può dire che Gesù è il Signore se non sotto l’azione dello Spirito Santo”; è proprio questo Spirito, infatti, a guidarci nel riconoscere il Signore.

La Pentecoste, che oggi celebriamo, costituisce un momento essenziale della storia della salvezza. Fa parte integrante del mistero pasquale, che con essa giunge al suo compimento più alto e più perfetto.

E sono tre le parole che descrivono la Pentecoste, sulle quali vogliamo soffermarci brevemente.

COMPIMENTO. Nel giorno di Pentecoste vengono portate a compimento tutte le promesse antiche e sono inaugurati i tempi nuovi dello Spirito, in cui la nuova legge non sarà più scritta su tavole di pietra, ma scolpita nel cuore dei credenti. E anche l’uomo, raggiunge il suo pieno compimento proprio grazie all’azione fortificante dello Spirito Santo.

Celebrare la Pentecoste, quindi, significa credere che la salvezza viene dall’alto, che è dono, prima che impegno, che è invocazione, più che progetto.

Del resto, come sarebbe stata la vita degli Apostoli senza la Pentecoste? E come sarebbe la nostra vita cristiana senza la consapevolezza di questo evento decisivo per la nostra Salvezza?

Il secondo termine che ci aiuta ad approfondire la Pentecoste è quello di COMUNIONE.

Quando ricevono il dono dello Spirito gli “apostoli si trovavano insieme, nello stesso luogo”, ci ricorda Atti. Erano un cuor solo e un’anima sola, nella preghiera, nella memoria di Gesù, nella speranza per il futuro. Pare che la Comunione sia la condizione necessaria per ricevere lo Spirito. E il libro degli Atti, che abbiamo meditato nelle domeniche di questo tempo pasquale che oggi si conclude, sono proprio la narrazione di come la Chiesa si è diffusa, animata dallo Spirito, nella dimensione della condivisione, del lavorare insieme, del pregare insieme, del mettersi insieme al servizio della Verità, tenendo sempre presente il bene comune e credendo alla fantasia dello Spirito, che prevede sempre nuove strade…

Alla luce di questo, possiamo chiederci se nella nostra vita siamo operatori di comunione, con le parole e con le azioni, se sappiamo riconoscere e valorizzare i doni degli altri, quanto gli altri fanno o hanno fatto, guidati dallo Spirito, chi guarda la nostra comunità, i nostri gruppi dal di fuori, potrebbe dire, tenendo presenti tutti i limiti e le debolezze, “sono un cuor solo e un’anima sola?”.

La terza parola per raccogliere l’eredità della Pentecoste è MISSIONE.

La Pentecoste inizia con gli Apostoli ma non finisce con loro.

Pietro, come ascoltato, prende la parola a Gerusalemme per comunicare a tutti l’esperienza vissuta. Il Papa più volte ha ricordata che la fede la si rafforza solo donandola.

La Pentecoste è la festa della Chiesa in cammino; la festa di persone che in ogni cultura, in ogni terra, in ogni rapporto umano, riescono a dire: “tocca anche a me! Mi rendo disponibile, nel dare il mio impegno affinché Cristo sia conosciuto e amato, affinché la vita umana abbia più senso e più speranza.”

E in questo impegno lo Spirito viene in aiuto alla nostra debolezza, perché è veramente grande: grande è la sua forza, grande è la sua libertà, grande è la sua generosità, grande è il suo mistero, grande è il suo Amore. E proprio questo Spirito vuole scendere ancora una volta su di noi, vuole abitare in noi, farci sua dimora, rinnovando i prodigi della prima Pentecoste! E quanto accaduto quel giorno nel cenacolo di Gerusalemme, noi lo riattualizziamo in questa liturgia, celebrando questo Spirito che ancora una volta, come fuoco d’Amore scende sulla Chiesa intera. Ed è proprio questo Spirito che ci suggerisce la nostra preghiera:

“Signore, che ci hai radunato oggi in questo Cenacolo per prepararci al dono dello Spirito, dona ad ognuno di noi un po’ di quel coraggio, di quella determinazione, di quello slancio con cui, dopo la tua Ascensione, i discepoli sono partiti da Gerusalemme, per andare laddove lo Spirito li chiamava. Fa che nessuno di noi abbia paura di ciò che ci attende, delle tempeste che ci possono sorprendere, delle insidie e delle fatiche che possono fiaccare il nostro cammino.

E fa che tutti tendiamo a quel porto di pace, che è la Gerusalemme del cielo, meta ultima di ogni cammino”

 

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