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08/10/2010 - Vercelli - La Posta

LA LEGGE 40 E LA DEMOCRAZIA SOTTO TUTELA – Il parere di Emanuele Pozzolo, Capogruppo Lega Nord

LA LEGGE 40 E LA DEMOCRAZIA SOTTO TUTELA – Il parere di Emanuele Pozzolo, Capogruppo Lega Nord
Emanuele Pozzolo

In Italia prima di fare una legge si discute per anni, si cercano mediazioni e poi, magari, si riesce a giungere a promulgare un testo normativo di accettabile qualità: è il caso della legge 40/2004, ossia la cosiddetta legge sulla procreazione assistita. L’ampio dibattito politico che precedette la suddetta legge – e che tuttora anima il panorama delle discussioni bio-etiche contemporanee – rispecchia una divisione profonda, presente nella società moderna, tra coloro che valutano la vita come un mero processo meccanico-materiale e coloro che, invece, hanno una visone della vita umana radicata nella concezione cristiana dell’esistente. Nel Parlamento italiano – in merito alla normazione giuridica relativa agli artifici medico-chirurgici finalizzati a "favorire la soluzione dei problemi riproduttivi derivanti dalla sterilità o dall'infertilità umana” (come cita la legge 40/2004) – si impose una maggioranza trasversale che vide il prevalere della posizione ragionevole ed equilibrata proposta dai cattolici e da quei liberali attenti ai forti richiami etici che giunsero dalla Chiesa di Roma. Coerentemente con la sua genesi legislativa, infatti, la legge 40/2004 prevede un impianto giuridico utile a consentire il ricorso alle pratiche di procreazione assistita solo “qualora non vi siano altri metodi efficaci per rimuovere le cause di sterilità o di infertilità”. L’impronta normativa scelta dal legislatore italiano è rivolta a contemperare le legittime aspirazioni delle coppie eterosessuali che desiderano avere dei figli, ma sono costrette a ricorrere a metodi medico-chirurgici, con le altrettanto legittime preoccupazioni etiche che uno Stato moderno deve porsi innanzi a temi delicati ed importanti quali quelli che riguardano la vita umana, intesa non solo come mero processo biologico ma anche come fine ultimo di ogni ordinamento giuridico. La legge italiana sulla procreazione assistita non è una legge perfetta: ma è la migliore legge che politicamente era possibile formulare, tenendo conto della pluralità di posizioni presenti anche nello stesso mondo cattolico. La legge 40/2004 pone dei precisi paletti giuridici in merito a ciò che è consentito fare e a ciò che non è consentito fare: se, nel rispetto delle modalità previste dalla legge stessa, è consentito accedere a pratiche di procreazione artificiale caratterizzate dalla “fecondazione omologa” (quando il seme e l’ovulo utilizzati per la fecondazione assistita appartengono alla coppia dei genitori), è invece espressamente proibita dalla legge italiana il ricorso alla cosiddetta “fecondazione eterologa” (in cui il seme o l’ovulo provengono da un soggetto terzo rispetto alla coppia). Il “no” alla fecondazione eterologa è un punto cardine dell’intero testo della legge 40/2004: punto su cui si dibatté molto anche in sede di campagna referendaria, quando gli italiani con la loro massiccia astensione fecero fallire impietosamente – seguendo il saggio consiglio della Chiesa cattolica – il referendum voluto dalle forze laiciste per modificare la legge sulla procreazione assistita. Piaccia o piaccia meno, dunque, in Italia vige una precisa normativa in merito alle pratiche mediche di procreazione artificiale: come sempre accade nel nostro Paese, nonostante la legge 40/2004 goda di tutti i crismi che il nostro ordinamento prevede per la sua piena applicazione, qualcuno tenta di aggirarne i contenuti per disapplicare le disposizioni legislative.



Tale fatto assume una gravità inaudita quando chi non fa rispettare la legge, ed anzi tenta di modificarla “ex post”, è la magistratura: organo che non è preposto ad emettere valutazioni di merito sui contenuti delle leggi approvate dal Parlamento. Calpestando ogni principio basilare della “separazione dei poteri”, alcuni magistrati italiani stanno tentando un vero e proprio golpe nei confronti della legge 40/2004: la notizia del rinvio alla Corte costituzionale per presunta incostituzionalità dell’espresso divieto di ricorso alla procreazione eterologa, stabilito dalla legge 40, è il segnale di un rapporto perverso e pericoloso, intercorrente tra una parte della magistratura e alcune forze politiche, che caratterizza l’ordinamento democratico del nostro Stato. I giudici non possono mettere sotto tutela la nostra democrazia e riservarsi di disapplicare, a loro personale discrezione, le leggi votate dal nostro Parlamento, firmate dal Presidente della Repubblica e regolarmente vigenti nel quadro normativo del nostro Paese. Quel che continua ad accadere in Italia è vergognoso e al limite del sopportabile: perché ogni provvedimento legislativo sgradito a certa magistratura viene puntualmente messo nel mirino delle toghe politicizzate e viene conseguentemente reso inefficace, come se il potere giudiziario fosse sovrano totalitario del nostro ordinamento. La Corte costituzionale – nell’esprimersi in merito ai rilievi di dubbia costituzionalità sollevati a proposito di alcune disposizioni contenute nella legge 40/2004 – dovrebbe avere la delicatezza di salvaguardare la volontà popolare, trasfusa nella suddetta legge dall’approvazione parlamentare del testo legislativo, senza concedere spazi indebiti a quei settori della magistratura che ostinatamente tentano di sostituirsi al potere legislativo. Con quest’ultimo disperato tentativo di capovolgere il senso profondo della legge italiana sulla procreazione medica assistita, assistiamo al perdurante attacco alla sacralità della vita umana portato avanti da alcune frange estreme del laicismo militante. Benedetto XVI ha affermato che “è necessario ripetere con fermezza che non esiste una comprensione della dignità umana legata soltanto ad elementi esterni quali il progresso della scienza, la gradualità nella formazione della vita umana o il facile pietismo dinanzi a situazioni limite. Quando si invoca il rispetto per la dignità della persona è fondamentale che esso sia pieno, totale e senza vincoli, tranne quelli del riconoscere di trovarsi sempre dinanzi a una vita umana”. E piaccia o piaccia meno a certi signori magistrati, la legge 40/2004 è ispirata ad una visione della vita umana rispettosa di “tutti i soggetti coinvolti” nell’atto della procreazione assistita: “compreso il concepito”. Forse è proprio per questa ragione che si sta tentando, con ogni mezzo, di disintegrare la legge 40/2004.


 


Emanuele Pozzolo


 

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