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01/02/2018 - Vercelli - Enti Locali

LA MAGGIORANZA DEI CONSIGLIERI COMUNALI GIUDICA FINITO IL TEMPO DI QUESTA AMMINISTRAZIONE - Manca solo l'intesa sul modo di staccare la spina - Restano Sindaco, Giunta e Pd che resistono...

LA MAGGIORANZA DEI CONSIGLIERI COMUNALI GIUDICA FINITO IL TEMPO DI QUESTA AMMINISTRAZIONE - Manca solo l'intesa sul modo di staccare la spina - Restano Sindaco, Giunta e Pd che resistono...


( g. g.  ) - L’ultimo (per ora nell’accezione di: il più recente) atto della lotta tra le Giunta di Maura Forte ed il Consiglio Comunale di Vercelli si sta consumando in queste ore, quando la realtà cinge d’assedio la Sala Baiardi al piano nobile di Palazzo Civico.

Mai come ora la separazione dei due Organi del Comune è stata così netta e la legittimazione dell’una (la Giunta) privata ormai da qualsiasi radicamento nella volontà dell’altro (il Consiglio).

Un paradosso che trova qualcosa di più di un pretesto nel nuovo Ordinamento degli Enti Locali.

Dopo la riforma del 2000, il cittadino elettore elegge direttamente il Sindaco.

Ed elegge, sempre direttamente, i Consiglieri Comunali.

Non è più – come accadeva un tempo – il Consiglio che elegge gli Assessori deputati ad affiancare il Sindaco ricevendone le deleghe.

Ora gli Assessori li nomina e li revoca il Sindaco: non sono dunque l’espressione del Consiglio, cui non rendono politicamente conto nel processo di selezione del personale politico.

Sono parte di uno staff del Primo Cittadino.

Ai cittadini elettori rispondono così due Organi diversi del Comune, entrambi legittimati dalla stessa fonte, ma che vivono vite separate, spesso parallele e non comunicanti e talvolta, come oggi a Vercelli, confliggenti.

***

Il Sindaco con il proprio staff (la Giunta) da una parte e, dall’altra, il Consiglio Comunale.

Oggi avviene (“oggi” anche nel senso che domani le cose potrebbero cambiare, anche se è difficile) questo: ci sono 19 o 20 o 21 Consiglieri Comunali che giudicano finito il tempo di questa Amministrazione.

Sono i 15 dell’Opposizione cui si aggiungono 4, 5 o 6 colleghi della ex maggioranza.

Vorrebbero che si ponesse la parola “fine” a questa esperienza amministrativa.

Perché pervengano ad una simile determinazione, lo sanno loro e cercano pure di spiegarlo in vari modi.

***

Il Sindaco e tutti i componenti dello staff che lei si è scelta, invece, pensano conveniente (per il bene della città, delle carriere politiche o di qualsiasi altra cosa) proseguire fino a maggio 2019.

Sanno bene che è difficile, ma comunque non vogliono andare a votare a maggio 2018.

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Sulla veridicità dell’immagine che questa fotografia rimanda, crediamo di non avere dubbi, per il poco che ne sappiamo di queste vicende.

L’eletta dai cittadini Maura Forte dice: resto per il bene della città.

Gli eletti dai cittadini Consiglieri Comunali dicono: dobbiamo chiudere per il bene della città.

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La differenza tra i 19 - 21 Consiglieri che giudicano conclusa l’esperienza di questa Amministrazione ed i complessivi 32 che costituiscono il plenum dell’Aula di Palazzo Civico consiste negli 11 Consiglieri (otto del Pd e 3 di CambiaVercelli) i quali invece sono sodali con Giunta e Sindaco.

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Sicchè il governo della città conta ora sul sostegno di 11 Consiglieri su 32.

Una evidenza che ha un riscontro assai facile da verificare.

Se una persona qualsiasi (o una in particolare, ad esempio il Sindaco) provasse a rivolgere ai 32 Consiglieri di Palazzo Civico una siffatta domanda:  

- vorresti proseguire fino al 2019, oppure meglio interrompere ora?

Riceverebbe con certezza 19, 20 o 21 risposte di questo tenore: meglio interrompere ora e tornare alle urne.

E solo 11 risposte alternative: quelle rese dai Consiglieri Pd e CambiaVercelli.

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Dove sta dunque il problema?

Il problema sta nel fatto che i 21 Consiglieri per i quali sarebbe meglio tornare alle urne restituendo al cittadino il potere di eleggere sia il proprio Sindaco, sia un Consiglio Comunale in grado di sostenerlo, non hanno ancora scelto per quale strada arrivare ad una univoca soluzione idonea a raggiungere il risultato desiderato: lo scioglimento del Consiglio ed il ritorno alle urne.

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Finchè, dunque, i 21 non trovano una soluzione, gli 11 possono stare, insieme alla Giunta ed al Sindaco, barricati nel Palazzo.

Il Sindaco e la Giunta a sfornare delibere.

Il Consiglio a cercare, mese dopo mese, di rappresentare all’Esecutivo che, se davvero volesse “eseguire” i desiderata dell’Aula, la prima cosa da fare sarebbe rassegnare le dimissioni.

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Non avendo più (ma abbiamo visto che, dopo la riforma del 2000, non necessariamente “deve” averlo) radicamento nel Consiglio Comunale, il Sindaco e la Giunta cercano di agganciare il moschettone del cavo cui sono connessi ad altre imbracature.

Sperando – come scalatori alpini – di potere proseguire in cordata fino alla Cima 2019.

Al campo base, il Consiglio intanto cerca di smontare le tende, ma loro sanno che lì non torneranno più.

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E queste imbracature di nuovo conio sono di volta in volta: i cittadini elettori stessi cui ci si appella tramite i media, mondi esterni, stakeholders, corpi intermedi.

Talvolta si evoca persino il Babàu: ma non vorrete mica consegnare la città ad un Commissario Governativo.

Come se il Commissario di per sé fosse più sprovveduto di alcuni tra gli attuali reggitori della Cosa Pubblica.

Bisognerebbe cercarlo con  il lanternino, per imbattersi nel Forrest Gump dei ministeriali: non è facile.

E’, poi, questo l’unico ( tra i tanti pur strampalati ) argomento che rappresenta la resa della politica al “parapolitico”.

Insomma, tutto, tranne che confrontarsi con i Consiglieri, tanto si sa già come la pensino.

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Non solo, o molto più e più triste che separati in casa, Esecutivo ed Aula non comunicano più e coabitano con gli stessi sentimenti di quelle coppie costrette a convivere per la pressione di vincoli esterni, come ad esempio il mutuo da pagare.

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Non è che non si possa andare avanti.

Il tempo passa comunque.

 

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