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30/06/2011 - Regione Piemonte - Cultura e Spettacoli

PAROLA ALL’AUTORE - Il grande Dandy

PAROLA ALL’AUTORE - Il grande Dandy
L’Assessore Fossale con l’autore Marcello Sorgi

(g.l.m.) - La vita spericolata di Raimondo Lanza di Trabia l’ultimo principe siciliano, che visse con il suo originale ed eccentrico carattere, gli anni di storia italiana a cavallo della Seconda Guerra Mondiale. Se ne è parlato ieri sera, mercoledì 29 giugno, al Piccolo Studio nell’ambito della rassegna culturale “Parola all’autore – Letteratura come vita”.



Ospite dell’Assessore alla Cultura Pier Giorgio Fossale, Marcello Sorgi che ha presentato il suo libro “Il grande Dandy”. Sorgi è un giornalista che è anche stato direttore del Giornale Radio Rai, del Tg1 e anche della Stampa, di cui continua ad oggi ad essere editorialista e anche inviato.


<<Questa è la serata conclusiva – introduce Fossale – del primo semestre di una rassegna molto intensa. Chiudiamo alla grande con Marcello Sorgi, esperto fine e profondo della cultura italiana. L’autore amplifica il suo lavoro di giornalista accostandolo a quello di scrittore con una serie di “interferenze” che gli derivano sia dalla parola scritta che da quella parlata”.


L’evento si apre con un video a cura di Domenico Evangelista dove immagini storiche della vita di Raimondo Lanza di Trabia sono abbinate alla famosa canzone di Domenico Modugno “L’uomo in frack”, brano ispirato alla figura protagonista del libro.


E subito Sorgi esordisce <<La canzone di Modugno fu per anni censurata perché in Italia non si concepiva la figura sconsiderata di un dandy>>.


Poi l’autore incalzato dalle domade di Fossale spiega l’affascinante e sopra le righe figura protagonista del suo libro. Si scopre così a poco a poco, in un crescendo di curiosi aneddoti che un primo periodo di vita di Raimondo Lanza,  figlio illegittimo di Giuseppe Lanza Branciforte, Principe di Scordia e della nobildonna veneta Maddalena Papadopoli Aldobrandini.  Grazie all'intervento della nonna paterna, Giulia Florio, presso Mussolini, con un provvedimento speciale analogo a quello creato ad hoc per un gerarca fascista, fu legittimato col fratello minore Galvano) successivamente alla morte del padre. Mentre il fratello Galvano cresceva con la madre, Raimondo fu allevato a Palermo a Palazzo Butera dai nonni, il principe di Trabia Pietro Lanza Branciforte e sua moglie Giulia, nata Florio. Come spiega lo scrittore <<La famiglia Florio era ricchissima, Raimondo si poteva permettere tutto>>.


Di carattere inquieto Raimondo, prosegue l’autore <<si ribella alla ferrea disciplina imposta dalla famiglia in cui vive anche grazie alla figura dello zio Ignazio. A Palermo era conosciuto come un burlone, cosa che gli causò anche un’espulsione da scuola. Aveva un modo quasi nevrotico di corteggiare le donne soprattutto quelle dell’aristocrazia siciliana che si divertiva a portare in giro e a riempire di romanticherie per poi baciarle con ardore davanti all’uscio di casa. Ma amva anche frequentare la gente  più umile, quella di strada. Verso i diciassette anni si stanca dell’atmosfera ingessata di Palermo e decide di tornare a Roma. Qui diventa amico di Galeazzo Ciano, amante di Edda Ciano e fu inviato come spia presso i comunisti. Tornato a Roma ebbe una profonda storia d’amore con Susanna Agnelli che conobbe ad una festa e con cui fu fidanzato ufficialmente. Ma non pondo consumare rapporti se non dopo il matrimonio, Susanna scoperse Raimondo a letto con un’altra. Il Dandy cercò di spiegare che lo stava facendo solo per sfogare i suoi istinti sessuali ma Susanna decise di lasciarlo anche se ne rimase sempre innamorata>>.


<<Raimondo- prosegue Sorgi – ebbe un ruolo fondamentale nell’appoggio agli americani per lo sbarco in Sicilia dove fece anche da valido interprete non sapendo gli ufficiali italiani parlare l’inglese>>.


E a questo punto Fossale e Sorgi analizzano la situazione storica di allora legata alla decadenza dell’aristocrazia siciliana che come osserva l’autore <<In quel periodo si stava sempre più spegnendo un po’ come se esistesse una sorta di parallelismo con la vita di Raimndo che dopo quel periodo ebbe un lento ma inesorabile declino. Raimondo infatti, si accorge che la sua stagione sta volgendo al termine. Cerca di rimediare con idee e progetti surreali come quello di invitare lo Scià di Persia in sicilia per cercare il petrolio. Una volta giunto nel paese mediorientale per prendere accordi, Raimondo rimane affascinato dalla caccia alla tigre. Un giorno , durante una battuta scende dal fuoristrada e uccide con la stessa arma sei tigri suscitando l’ammirazione di tutti>>.


Ma la vita del Dandy è verso la fine. Un epilogo sui generis per una fine tragica. Racconta Sorgi <<Raimondo inventa il calciomercato. Nell’hotel Gallia di Milano affitta una suite dove, come sua abitudine, gira e riceve gli ospiti, procuratoriu e calciatori, nudo. Conduce una vita sopra le righe e dilapida tutte le sue ricchezze. Morirà a Roma gettandosi al terzo piano di un hotel dove il fratello l’aveva portato per una visita da un neurologo. Aveva vissuto una vita intensa e sapeva che questo, non si poteva più ripetere>>.


Insomma un racconto tra mito e realtà ricco di aneddoti. Il principe Raimondo Landa di Trabia ha vissuto ben 40 anni di storia italiana come: playboy, spia fascista proprio durante la guerra di Spagna, mediatori con i partigiani, informatore per gli americani con quali tratto proprio lo sbarcò in Sicilia, un corridore automobilistico, l’inventore del calciomercato oltre ad essere anche un imprenditore, un uomo che ha saputo vivere la sua vita pienamente, fino a quel 30 novembre 1954 quando si uccise buttandosi dall’Hotel Eden i Roma, una morte che andò ad ispirare Domenico Modugno che scrisse la canzone “Vecchio Frak”.  


 

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