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01/05/2017 - Vercelli - Economia

PRIMO MAGGIO, PARTE LA CAMPAGNA ELETTORALE PER LE AMMINISTRATIVE 2019 - Silenzio, se no non vengono le Imprese da fuori - Un centinaio di pensionati incantati dal discorso di Maura Forte - A Trino e Borgosesia la Festa vera e propria - LA GALLERY

PRIMO MAGGIO, PARTE LA CAMPAGNA ELETTORALE PER LE AMMINISTRATIVE 2019 - Silenzio, se no non vengono le Imprese da fuori - Un centinaio di pensionati  incantati dal discorso di Maura Forte - A Trino e Borgosesia la Festa vera e propria - LA GALLERY


( g. g. ) - Sarà per l’originale aneddotica che rende un po’ troppo parigina ( la scelta fu, è vero, stabilita alla Seconda Internazionale Socialista di Parigi, il 20 luglio 1889, ma i morti sono morti a Chicago nelle manifestazioni tra il 1 ed il 4 maggio 1886 ) le origini della festa del Primo Maggio, ma qualcosa dice subito che l’intervento del Sindaco Maura Forte sarà ricordato.

 

Forse il ghost writer del Primo Cittadino preferisce, a Chicago, la Festa del Mughetto d’Oltralpe, coincidente appunto con quella dei Lavoratori.

 

http://fest-del-lavo.blogspot.it/2016/02/festa-del-lavoro-in-francia-e-la.html

 

Sarà.

 

Ma non è questo il punto.

 

Il punto è un altro e bisogna però dire che almeno a Borgosesia e Trino questa Festa del Lavoro si è tenuta secondo la tradizione e non secondo la prospettiva elettorale amministrativa 2019, subito apparsa come la cifra della frazione vercellese della manifestazione.

 

Riproponiamo quindi al termine dell’articolo l’intervento tenuto a Trino a nome dei Sindacati confederali da Luca Quagliotti della Cgil vercellese e valsesiana.

 

Anche perché la prolusione affidata a Vercelli al regionale della Fim Cisl – che pure in qualche tratto è riproposta nel filmato – ci è apparsa francamente imbarazzante.

 

Abbiamo documentato con filmati molte altre edizioni del Primo Maggio a Vercelli, mettendo a repertorio i discorsi ufficiali dei Dirigenti Sindacali invitati in città per la ricorrenza.

 

Magari un po’ noiosi, magari in taluni casi un po’ paludati, ma comunque sempre più che dignitosi ed all’altezza del ruolo e della circostanza.

 

Sicchè non sarà difficile andare a verificare, per chi lo volesse: è vero che la selezione del Personale politico è un problema per tutti; è vero che a chi scrive ha memoria della Cisl di Nazareno Di Criscio, ma appunto per questo è stato veramente difficile oggi tenere accesa la videocamera quando ha parlato Antonio Sansone.

 

Sia permesso dirlo in tutta umiltà, ma anche sincerità.

 

Non è colpa di nessuno: sono i tempi.

 

***

 

Ma è giusto non omettere di rilevare i tratti essenziali del discorso del Primo Cittadino ( comunque il protagonista della giornata ), che è riproposto integralmente nel video:

 

http://vercellioggi.it/dett_video_notizie.asp?id=2657

 

Maura Forte sembra abbia scelto il Primo Maggio per l’apertura ufficiale della campagna elettorale 2019 che nei prossimi 24 mesi sarà comprensibilmente al centro delle sue attenzioni.

 

Tre i messaggi: stiamo per incominciare con le assunzioni di massa in Amazon.

 

Poi: non arriva solo Amazon, anche altri grandi attori del sistema si stanno affacciando a Vercelli.

 

Quindi: dobbiamo seguire questo processo per cui dobbiamo stare comunque in sella.

 

E perciò ( quarto messaggio, che è il denominatore comune di tutti ) niente casino: non disturbate il manovratore.


Da fuori ci guardano.

 

Diamo un’immagine di serenità.

 

E’ il refrain già udito quando – per tutto un anno – si è aspettata la sigla del contratto di Amazon.

 

La teoria sembra essere di nuovo questa: guardate, anche se la città è lurida, in Consiglio Comunale la maggioranza traballa, dipende dal virus intestinale di uno dell’opposizione. Stiamo in piedi perché qualcuno dei poteri forti ci tiene su per motivi che sa lui. La Giunta perde un pezzo un giorno sì e l’altro anche. Gli Uffici del Comune non si riescono a governare, se un vaso cade per il vento devono andarlo a tirare su gli Assessori perché ai Lavori Pubblici non ce la fanno. Abbiamo la Dirigente di quel Servizio sotto processo per reati contro la Pubblica Amministrazione e non diciamo niente. Abbiamo "patate bollenti" come il Museo dello Sport e la Risoteca che non sappiamo come gestire: sono già costati ell'Erario oltre 4 milioni di euro, abbiamo distrutto le vestigia dell'Opificio Romano che vi insistevano. Non sappiamo che pesci pigliare. Non sappiamo cosa fare. Non sappiamo niente di niente. Forse, semplicemente, non sappiamo governare. Ma nessuno deve dire una parola.

 

Insomma, anche se al nostro confronto Virginia Raggi è seduta su un cuscino di piume, bisogna stare tutti zitti, se no da fuori ci guardano e le industrie non vengono più a Vercelli.

 

Questa titirera ha tenuto già un anno, da dicembre 2015 a dicembre 2016 ed è quindi umanamente comprensibile che lei ci riprovi.

 

Del resto, è tutto quello che ha nella propria faretra.

 

Anche perché in Giunta non ha una sola altra personalità con autonomia politica che sia una, in grado di elaborare qualcosa di diverso, un progetto politico che stia in piedi.

 

Andrea Corsaro, con tutto quel che si può dire della sua esperienza, ne aveva almeno altre due.

 

E una di queste due, Fratel Marco Ciocca, magna pars della Loggia Pitagora e del Rito Scozzese Antico ed Accettato, pare con modi proteiformi dedicarsi di nuovo ad attenzioni comunali.

 

***

 

L’ Opposizione non più cloroformizzata è tornata a fare il proprio lavoro di opposizione.

 

Ma, come abbiamo detto, giudichi pure direttamente il Lettore, dal nostro video:

 

http://vercellioggi.it/dett_video_notizie.asp?id=2657

 

L’argomentare del Primo Cittadino forse fa presa sul centinaio (scarso) di pensionati presenti.

 

Rari testimoni rimasti per la Festa del Mughetto d’Oltralpe.

 

***

 

Ma ecco l’intervento di Luca Quagliotti, alla festa di Trino:

 

 

Trino - 1° Maggio 2017

 

Lavoro – Le nostre radici, il nostro futuro“.

 

Da oltre 110 anni in ogni parte del Mondo i lavoratori celebrano il 1° maggio, qualunque sia la condizione politica del paese in cui vivono.

Sotto la dittatura fascista il ritrovarsi il 1° Maggio in piccoli gruppi fidati era un modo per manifestare insieme una volontà di resistere ed il desiderio di libertà, progresso, unità.

Per la libertà di tutti noi sono caduti Antonio Gramsci, Don Primo Mazzolari, Giacomo Matteotti, Bruno Buozzi e l’infinita schiera di eroi senza nome che hanno tenuto viva la speranza di un domani migliore.

Anche nella riconquistata libertà dopo il 25 aprile 1945 la celebrazione del 1° Maggio ha avuto i suoi martiri.

Settant’anni fa nella piana di Portella della Ginestra gli assassini della banda Giuliano al servizio della mafia e delle forze oscure del padronato reazionario sparavano su contadini uomini, donne, bambini durante una manifestazione per celebrare il 1° Maggio.

Caddero 11 manifestanti (9 adulti e 2 bambini) in quella che fu la prima strage dell'Italia repubblicana. Una delle tante, troppe, di cui i mandanti sono rimasti impuniti ed ignote sono rimaste le cause. Uno dei tanti eccidi nei quali i lavoratori hanno perso la vita per la difesa del proprio paese, della dignità di uomini e per la conquista di nuovi diritti. La strada delle lotte del lavoro è coperta di sudore e di sangue. Ogni progresso è stato conquistato passo, passo con unità.

Ho ritenuto opportuno ricordare uno dei momenti più bui della nostra giovane democrazia non solo per la ricorrenza del 70° anniversario dell’evento, ma per mantenere viva la memoria dei fatti apparentemente lontani ma che, sotto nuove forme, tendono a riproporsi, perché non dobbiamo dimenticare mai che ogni volta che la nostra attenzione è diminuita, che abbiamo abbassato la guardia, forze reazionarie hanno prontamente attentato alla nostra democrazia. Rimettendo in discussione conquiste costate sudore e sangue.

La memoria va alle stragi compiute negli anni della “strategia della tensione”: P.za Fontana a Milano, P.za della Loggia a Brescia, l’Italicus, alla Stazione di Bologna.

 

Oggi il terrorismo ha altre forme ed altre motivazioni.

Non dobbiamo sottovalutare l’infiltrazione dei fondamentalisti nella nostra società che ha permesso a cellule terroristiche, anche recentemente, di mimetizzarsi e di colpire in tutto Europa con attentati che hanno seminato morte e terrore. Ma contestualmente non dobbiamo pensare che il mondo islamico appoggi questi nuovi terroristi. Al contrario la maggior parte del mondo islamico è contro i fondamentalismi. Non è un caso che gli attentati con maggiori vittime riguardino proprio i Paesi in cui più alta è la presenza di islamici. Siria, Libia, Iraq, Pakistan, Afghanistan, Turchia.

Il terrorismo fondamentalista nulla ha a che fare con la religione. Esso fa il gioco dei mercanti d’armi e dei signori della Guerra. È solo un interesse economico che, non a caso, è sostenuto dai miliardari del petrolio.

 

I Governi Europei anziché assistere passivi a quello che accade nei Paesi arabi ed africani, rinchiudendosi all’interno dei propri confini, dovrebbero favorire i processi democratici e sostenere i processi di Pace.

 

 

“L'immigrazione va regolata, gestita, non subita. Ma non va neppure vissuta come una minaccia. Abitiamo un mondo globale, in cui circolano liberamente i capitali, le merci e le informazioni. I migranti sono l'elemento umano della globalizzazione, l'avanguardia del mondo futuro. Presto sarà normale nascere in un Paese, crescere in un altro, lavorare in un altro ancora. Non dobbiamo avere paura di questo. Dobbiamo aprirci al futuro.“ facciamo nostre queste parole di Laura Boldrini, Presidente della Camera.

 

In Italia abbiamo sconfitto il terrorismo grazie all’unità ed alla solidarietà che il Paese ha messo in campo. Non alimentando la paura ed il terrore.

 

Per questo motivo diciamo con chiarezza No al terrorismo, Si alla tolleranza ed alla Pace.

 

         Care compagne e cari compagni, care amiche e cari amici,

la condizione economica del Paese resta difficile e sempre più urgente si impone una svolta positiva nelle politiche economiche e sociali.

Veniamo da anni di politiche liberiste, in cui il lavoro è stato trattato come una merce e si è perseguito l’equilibrio del bilancio pubblico attraverso la riduzione della spesa sociale e sanitaria. Anni nei quali si sono svolte politiche economiche e fiscali volte a premiare la parte più ricca della popolazione a danno di quella più debole.

Politiche economiche che anziché rilanciare il Paese, attraverso nuove politiche industriali e investimenti pubblici in settori strategici e nella tutela dell’ambiente e del territorio, hanno bruciato miliardi attraverso politiche assistenzialistiche e regali alle imprese che non hanno avuto un impatto su una sensibile creazione di nuovi posti di lavoro

La vicenda ALITALIA è emblematica sotto questo punto di vista. Miliardi di euro buttati in piani industriali fatiscenti che hanno determinato migliaia di posti di lavoro in esubero e nel contempo un generale clima di sfiducia che ha portato al respingimento dell’ultimo accordo di salvataggio.

Anni in cui è cresciuta la precarietà del lavoro e l’insicurezza dei cittadini. Altro che stabilità del lavoro. Gli annunciati aumenti di occupati stabili, che il Governo prevedeva ci sarebbero stati grazie alle modifiche all’art.18 si sono rivelati, non appena finiti gli incentivi economici, effimeri ed inferiori a quelli ante modifiche.

 

Le politiche annunciate non hanno dato i risultati sperati. La riduzione fiscale promessa per molti non si è realizzata. I contratti pubblici, nonostante gli impegni assunti, non sono ancora stati rinnovati. Gli investimenti promessi in infrastrutture, nella ricerca, nella scuola tardano troppo.

La cosiddetta buona scuola ha fallito, anche i Presidi, scusate se uso una vecchia terminologia, che avevano appoggiato la riforma oggi la bocciano senza appello.

 

Eppure non chiudiamo gli occhi davanti alle novità.

L’inflazione, almeno ufficialmente, si mantiene bassa e sotto controllo; i conti pubblici migliorano prima del previsto anche perché le entrate fiscali garantiscono un gettito superiore alle attese. Il debito pubblico rimane alto ma c’è spazio per selettive politiche di investimento.

Per questo il sindacato ritiene che occorrano nuove politiche economiche e sociali.

Dal governo deve venire un messaggio chiaro ed univoco.

Occorrono grandi scelte politiche ed investimenti in tutti i settori, a cominciare da quelli relativi alla sicurezza sui luoghi di lavoro. Non ci serve un'altra manovra finanziaria elettorale!

 

Il  lavoro come causa di morte o di invalidità ha da tempo superato il limite di tolleranza, ed è ormai insopportabile la continua mattanza che si verifica, con frequenza impressionante, nei cantieri e nei posti di lavoro.

 

Si rende, anche per questo, sempre più urgente una Politica di Governo forte in grado di attivare controlli severi: il costo sociale ed umano degli incidenti sul lavoro non è più accettabile.

“L’Italia deve ripartire dal Lavoro”. Anche in memoria di quanti hanno perso la vita sul lavoro.

L’Italia deve ripartire dal lavoro – con le sue speranze, i suoi investimenti e le sue attese per nuove politiche industriali e sociali che riconoscano la centralità del lavoro, come fattore primario.

 

Il Sindacato su questo punto ha più di un dovere. Ne siamo consapevoli così come siamo consapevoli che un Paese senza sindacato è un Paese più debole, più ingiusto e più deboli saranno le lavoratrici ed i lavoratori.

Ci preoccupano le parole che vengono pronunciate da alcuni candidati a governare il Paese. Concetti e parole che abbiamo sentito in altri tempi e che, nel loro implicito autoritarismo, attraverso la cancellazione dei corpi intermedi della società, della rappresentanza degli interessi legittimi, e della funzione essenziale delle classi dirigenti, evocano esperienze tragiche del passato.  Quando l’on. Di Maio dichiara a “La Stampa”, che:

“l’epoca della rappresentanza è finita, ognuno metta l’elmetto e rappresenti se stesso” e quando, presiedendo alla Camera una conferenza stampa del Gruppo M5S sostiene che “a questo tavolo non c’è una classe dirigente, classe dirigente è un termine da abolire”.

Egli richiama, anche se forse non lo sa, argomenti che furono propri del movimento fascista delle origini.

Antonio Gramsci, ci ha ricordato che:

“il fascismo si è presentato come l’antipartito, ha aperto le porte a tutti i candidati, ha dato modo a una moltitudine incomposta di coprire con una vernice di idealità politiche vaghe e nebulose, lo straripare selvaggio delle passioni, degli odi, dei desideri. Il fascismo è diventato così un fatto di costume”.

 

Non voglio affermare che il M5S sia un movimento fascista o che lo sia - sui migranti - la Lega di Salvini, a tal proposito ricordo che 20 anni fa per la Lega il pericolo veniva dal nostro meridione -, ma che siano due movimenti autoritari questo sì!

Dalle dichiarazioni da essi pronunciate abbiamo una chiara conferma delle nostre preoccupazioni e dobbiamo vigilare perché sono in gioco valori per noi fondamentali e dirimenti.

Tra questi: l’attacco a tutto ciò che appare come articolazione della società, sindacati compresi (cioè la  ricchezza democratica,  culturale e sociale); il disprezzo per il Parlamento e per ogni organo rappresentativo; la sistematica calunnia e la denigrazione dell’avversario; l’avanzare proposte di governo improbabili ed il cui peso economico, finanziario e sociale non è dimostrato. Rappresentano appunto quello “straripare selvaggio delle passioni” che vede in tutti gli avversari un nemico, ”quell’aprire le porte a tutti i candidati”, anche ai più improbabili, inetti ed impreparati, che diventano un rischio che l’Italia non può permettersi. Quanto accaduto a Roma è un chiaro segnale di quello che può accadere nel Paese.

 

Peraltro se il M5S andasse al Governo, diventerebbe anche questo Movimento una “casta” così come accaduto, seppure con modalità diverse, a Berlusconi prima, e al “rottamatore” Renzi poi.

 

Alla luce dello scenario fin qui descritto, le nostre parole d’ordine per questo 1 Maggio sono:

 

  1. Ridare dignità, stabilità e sicurezza al lavoro;

    che significa:

    • aumentare il reddito sia attraverso una riduzione della pressione fiscale sul lavoro dipendente, sia attraverso il puntuale rinnovo dei contratti scaduti. Sono più di 7 milioni i dipendenti in attesa di rinnovare il proprio contratto di lavoro; gli stipendi dei lavoratori italiani sono tra i più bassi d’Europa mentre quelli dei dirigenti e dei manager sono tra i più alti del Mondo. C’è qualcosa che non funziona se è vero, come è vero, che questi ultimi, pagati profumatamente, portano la principale responsabilità dello stato in cui versa il nostro sistema economico. Occorre riequilibrare al più presto questa situazione.

    • Combattere la precarietà:

      riscrivendo la legislazione sul lavoro e garantendo alle generazioni future le indispensabili tutele sociali nei casi di inattività o di perdita del lavoro, ed  estendendo le tutele anche a quei settori che oggi ne sono privi.

    • Abbattere le continue ed intollerabili discriminazioni in ambito lavorativo a danno delle donne.

      Esse entrano nel mondo del lavoro più tardi e guadagnano meno di un uomo e, come logica conseguenza, dispongono di un potere di acquisto minore e pensioni più basse.

       

      Abbiamo anche bisogno di una legge, permettetemi di dire, seria ed efficace, anche in termini preventivi, per impedire i femminicidi che, esattamente come per i morti sul lavoro, hanno raggiunto livelli assolutamente intollerabili per un Paese civile!

 

Ridare dignità alle persone significa:

 

  1.  Uno stato sociale più equo, più solidale ed all’altezza dei nuovi bisogni.

    I forti e veloci cambiamenti avvenuti nel mondo stanno mettendo in forte discussione i modelli sociali del passato. Di fronte a questo fatto sono possibili due scelte.

  • La prima è quella di ridefinire quali sono i nuovi bisogni, conservando intatto i valori ed i principi del modello attualmente in uso.

  • La seconda è quella di sgretolare il modello presente senza introdurre nuove garanzie in nome del mercato e della sua centralità.

     

    È del tutto evidente che mentre sosterremo con forza la prima ipotesi, con altrettanta forza combatteremo, come abbiamo fatto in questi ultimi anni, la seconda.

    Il nostro, come molti paesi europei, ha bisogno di forti e radicali cambiamenti. Ma essi devono avere lo scopo di estendere le tutele non di ridurle.

    Le proposte di CGIL, CISL e UIL sono chiare. Innanzitutto occorre una forte discontinuità con il passato.

    Nel campo previdenziale, ad esempio, caldeggiamo una revisione del sistema in grado di garantire le future generazioni senza danneggiare i lavoratori di oggi.

    Gli impegni del novembre 2016 sul fronte della previdenza sono solo un primo passo per:

    • ripristinare la flessibilità dell’età pensionabile;

    • garantire ai giovani una pensione dignitosa, estendendo la contribuzione figurativa per i periodi di non lavoro;

       

      Adesso occorre:

    • Garantire alle pensioni il loro potere di acquisto. Dunque occorre prevedere la loro rivalutazione, iniziando da quelle frutto delle contribuzioni da lavoro e prevedendo un nuovo meccanismo di rivalutazione più equo;

    • Recuperare le disparità esistenti tra le pensioni degli uomini e quelle delle donne riconoscendo la contribuzione figurativa piena per i periodi di congedo parentale e per il lavoro di cura.

       

      Queste sono le nostre priorità ed è su questo terreno riformatore che affronteremo il confronto con il Governo ed il padronato italiano.

       

      Lo voglio dire con chiarezza: non ci sono governi amici a priori. Sono le loro politiche che fanno la differenza. Noi possiamo o meno apprezzarle guardando, come sempre, alla tutela dei lavoratori, dei pensionati, dei cittadini di oggi ed a quelli di domani.

       

      Anche la Provincia di Vercelli vive un clima di sostanziale stagnazione. 6 vercellesi su 10 sono inattivi; non vi sono segni significativi di investimenti nel settore industriale, ne nei processi di trasformazione della produzione risicola. Sostanzialmente è fermo il settore dell’edilizia e dei lavori pubblici, e questo territorio ha pesantemente pagato dazio a questo immobilismo.

      Non tutto però è fermo. Guardiamo con grande interesse ai nuovi arrivi nel settore della logistica, non solo per il numero rilevanti di potenziali occupati, ma anche per la possibilità di sviluppo del territorio che la politica e le attività produttive storiche devono saper cogliere per iniziare una nuova stagione occupazionale nella nostra Provincia.

       

      Questa è insieme la missione, l’impegno e la storia passata e futura del sindacato, al quale più che mai vogliamo restare fedeli.

       

      Viva i lavoratori, viva il primo maggio!

       

       

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