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05/10/2017 - Vercelli - Cronaca

QUANDO I CORVI VOLTEGGIARONO SULL'OSPEDALE - Lettera anonima con accuse infamanti all'ex Direttore Generale Federico Gallo e altri - Ultime udienze del processo

QUANDO I CORVI VOLTEGGIARONO SULL'OSPEDALE - Lettera anonima con accuse infamanti all'ex Direttore Generale Federico Gallo e altri - Ultime udienze del processo


( g. g. ) - Si avvia verso l’epilogo il processo che vede imputati l’Oncoematologo Alberto Santagostino ed i Coniugi Giuliano e Maria Antonietta Formica Barbieri.

 

I tre sono accusati ( Giudice la Dottoressa Elisa Campagna, Pubblico Ministero titolare dell’indagine il Dott. Davide Pretti ) di avere scritto ed inoltrato ad una serie di Autorità una lettera anonima recante accuse ingiuste ai danni dell’allora Direttore Generale dell’Asl, Federico Gallo.


E con lui, nel mirino degli odierni imputati, il Primario di Ostetricia e Ginecologia, Nicoletta Vendola e suo marito Andrea Adessi.


Nicoletta Vendola è assistita dall’Avv. Riccardo Gussoni, giovane e già affermato penalista, dello Studio Diodà di Milano.


Andrea Adessi è difeso dall’Avv. Roberto Cota di Novara, mentre Federico Gallo dall’Avv. Roberto Scheda.


Gli imputati sono difesi dagli Avvocati Aldo Casalini ed Andrea Corsaro per Alberto Santagostino.
L’Avv. Renzo Inghilleri di Novara patrocina invece i coniugi Barbieri Formica.


***

Ieri dunque l’escussione dei testi di parte civile.


Le domande poste nel corso dell'esame testimoniale hanno ripercorso sia il quadro accusatorio, sia – per ovvia conseguenza – quello delle insinuazioni mosse dagli estensori della lettera anonima.


Una modalità per accusare tanto Gallo quanto Adessi e la moglie, senza uscire allo scoperto, come sarebbe stato possibile redigendo un normale esposto sottoscritto con il proprio nome e cognome, per poi presentarlo alla Procura della Repubblica.


***

Ma evidentemente non era facile, perché gli imputati – secondo la Pubblica Accusa – sostenevano proprio che Gallo beneficiasse di una sorta di “impunità” assicuratagli dall’amicizia personale intercorrente tra lui ed uno degli Inquirenti allora in forza alla locale Procura della Repubblica presso il Tribunale di Vercelli.


Questa però era solo una delle insinuazioni.


Le altre spaziavano un po’ in tanti campi.


Si diceva – sempre nella lettera anonima - che la Dottoressa Vendola, poiché il marito Andrea Adessi ( a sua volta laureato in medicina: il particolare avrà rilievo nel prosieguo dell’esposizione ) è contitolare di un’ Azienda di prodotti farmaceutici, ne favorisse l’attività.


Ancora: Gallo avrebbe usato quello che si chiama un “occhio di riguardo” proprio nei confronti del Primario, quando questa fu destinataria di provvedimenti disciplinari che ruotavano attorno all’ipotesi che Adessi in due occasioni si fosse affacciato alla Sala Operatoria mentre il Primario operava per l’assistenza ad altrettanti parti difficili.

***

Preliminarmente, dunque, si esamina il Primario di Ostetricia e Ginecologia dell’Ospedale di Borgosesia, Enrico Negrone.


Tra le accuse degli imputati quella secondo cui Gallo non avrebbe adottato i provvedimenti opportuni, troppo blandi e consistenti nella multa pari a 4 mensilità di stipendio: periodo nel quale la dott..ssa Vendola lavorò gratuitamente.

 

Sarebbe stato corretto, invece e secondo gli estensori del foglio anonimo, sospendere la Vendola e chiamare a supplenza Negrone, sebbene egli stesso abbia sostenuto che la direzione contemporanea di Borgosesia e Vercelli avrebbe poste diverse problematiche.


Ciò in quanto – soprattutto - le distanze tra Borgosesia e Vercelli non gli avrebbero consentito di adempiere onorevolmente ad entrambi gli impegni.


Ma ha altresì ricordato come in quel periodo – Primavera del 2013 – un nutrito gruppo di Primari scrisse a Gallo una lettera aperta sostenendo la levatura delle qualità professionali di Nicoletta Vendola ed auspicando l’adozione di misure disciplinari – ove fosse stato necessario comminarle – compatibili con una permanenza in Reparto, come le stesse Pazienti auspicavano.


***

L’udienza è poi proseguita con l'esame dell’involontario “protagonista” di molte di queste vicende, chiamato in causa dai Santagostino, Formica e Barbieri (giova ricordare che questa sia la tesi della Pubblica Accusa: dovrà decidere il Giudice) anche come una via di mezzo tra una sorta di Dottor Wolf (risolvo problemi) ed uno spin doctor di Federico Gallo.


Adessi avrebbe suggerito a Gallo strategie gestionali, fino ad assisterlo nei rapporti con vari Enti.


Ma – come già aveva chiarito Gallo – tra i due nulla di diverso di un’ amicizia tra persone entrambe occupate in campo sanitario, ancorchè in ambiti amministrativi e manageriali.


Fatale quindi che il discorso talvolta cadesse su temi attuali.

 

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Poi, la domanda sulle insinuazioni più spiacevoli.


Perché mai Adessi si sarebbe “affacciato” alla Sala operatoria mentre la moglie, il Primario, vi stava operando?


E’ molto semplice la spiegazione del testimone: in entrambi i casi la Dottoressa era stata chiamata d’urgenza, nella prima occasione alle 2 di notte o giù di lì, sia  il 21 dicembre 2013, sia nel gennaio 2014.


E’ abbastanza normale – a dire il vero, lo farebbe anche chi scrive, senza per questo sentirsi di meritare censure – che il marito accompagni la moglie richiamata in servizio nel cuore della notte.


Se poi il marito che opera abitualmente in ambito sanitario, è a sua volta laureato in Medicina e Chirurgia, è forse comprensibile che si fermi nei pressi (non “nella” Sala operatoria) peraltro lavato e preparato per evitare qualsiasi ipotesi di contaminazione, ad attendere che la moglie abbia terminato per ricondurla a casa.


Nel primo dei due casi – non è che rilevi, ma ne abbiamo anche cognizione di causa personale perché si tratta di una coppia di amici – inoltre la bambina nata in quel 21 dicembre 2013 è il bellissimo frutto dell’amore tra persone amiche anche della famiglia Adessi.


Sicchè è stato proprio il trepidante papà a chiedere la compagnia di un amico.


***


Infine, qualche attenzione per l’accusa più “pelosa”, quella secondo cui la Dottoressa Nicoletta Vendola avrebbe agito quasi come una “promoter” delle attività di vendita dei dispositivi medici prodotti dalle aziende del marito.


Formale il teste: i prodotti che quelle aziende producono non sono rimborsabili dal Servizio Sanitario Nazionale.

 

Non sono e non potrebbero essere pagati dall’Ospedale (bensì acquistati direttamente dal privato cittadino).

 

Non c’è – infine ed è il particolare dirimente – obbligo di prescrizione: cioè il paziente può scegliere quello che preferisce.


Adessi ha altresì risposto a puntute domande delle difese degli imputati, che hanno prodotto certificati camerali dai quali risulta che la suocera della persona offesa avrebbe alcune quote in una sua srl.


Dello stesso tenore – e, se possibile, anche meno – altre domande con le conseguenti risposte.


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Si riprende il prossimo 10 ottobre con l’escussione dei testi  Peona, Lista, Puliserti, D’Angella, Navalesi e Opezzo.

 

Le difese degli imputati hanno voluto citare anche il Dirigente dell’Asl Adriano Picco.

 

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