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16/04/2018 - Vercelli - Salute & Persona

QUELLA TAZZA SOPRA LO SCEMPIO / 1 - Il parco sul sedime inquinato dai residui della combustione del Termovalorizzatore, come un coperchio su 40 anni di responsabilità - Perchè Atena Asm non smantella la carcassa dell'Inceneritore?

QUELLA TAZZA SOPRA LO SCEMPIO / 1 - Il parco sul sedime inquinato dai residui della combustione del Termovalorizzatore, come un coperchio su 40 anni di responsabilità - Perchè Atena Asm non smantella la carcassa dell'Inceneritore?
Oggi 16 aprile 2018 al Forno di Incenerimento di Via Asigliano a Vercelli - Nel riquadro Benjamin Disraeli -

Leggi la seconda puntata - 18 aprile 2018 -

 http://vercellioggi.it/dett_news.asp?titolo=QUELLA_TAZZA_SOPRA_LO_SCEMPIO_/_2_-_&id=78375&id_localita=2

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Ennesimo regalo ad Iren?

Rassegnati allo sfregio ambientale di cui nessuno risponderà mai?

Soprattutto: ancora fatti unanimemente riconosciuti come gravemente inquinanti delle acque di falda (fino alla Sesia) cui nessuno pone più rimedio?

Ma anche: siamo poi così sicuri che i soldi per mettere in sicurezza l’area “attorno” all’inceneritore ( due milioni e mezzo di euro ) li debba tirare fuori il Comune di Vercelli invece di Atena Asm?

E poi, ancora: cosa si aspetta a costringere Atena Asm a smantellare il vecchio ed ormai morto forno di incenerimento di Via Asigliano?

Perché quest’ultimo intervento e soprattutto gli oneri per realizzarlo ( almeno altri 2 milioni di euro, come da preventivi acquisiti nel 2014 ) è pacifico che siano a carico di Atena Asm.

Ed è verosimile che ad Iren non faccia piacere tirare fuori questi soldi.

Tante domande si affastellano dopo la lettura della corposa mole di documenti consegnata in giornata di oggi al nostro giornale.

Si tratta della ormai famosa – ma da tanti, forse troppi, mai letta per intero – relazione “Cuttica”, cioè la perizia preparata dall’ex direttore di Arpa Vercelli.

In particolare il Tecnico aveva ricevuto l’incarico di rispondere alla domanda:”Appuri il CT (consulente tecnico, ndr) se dall’esercizio dell’inceneritore vi siano dispersioni di agenti inquinanti nel sottosuolo dalle quali sia derivato un avvelenamento della falda sottostante; in caso positivo accerti il CT la natura di tali dispersioni; accerti il CT quanto altro utile ai fini delle indagini”.

E Cuttica, prima di addentrarsi nell’analisi degli inquinati, non si esime dal rendere una cronistoria di tutti gli episodi in cui si è “allertato” il sistema sul problema inquinamento, a partire da quella lettera del 23 ottobre 1984 con la quale il Presidente dell’Amnu (l’Azienda municipale della nettezza urbana) Mario Suman, con la quale si chiede a Snam Progetti (allora gestore dell’impianto) di verificare l’impianto medesimo secondo le (allora) nuove disposizioni recate dal Dpr 915/1982 art. 4 (…)”.

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Poi, altri documenti di epoche successive e, tra questi, proprio le previsioni di spesa (datate 2014, siamo già in anni prossimi agli attuali) per lo smantellamento del forno, insieme alle valutazioni che dicono (dicevano) urgente procedere alla rimozione della carcassa.

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Un lavoro che richiederà – sono almeno 200 pagine di dati – più puntate perché sia possibile riassumere tutti gli indicatori che dicono una cosa chiara: da 40 anni stiamo versando nel sottosuolo residui velenosi.

E si andrà avanti anche se “sopra” ciò che resta di quei residui ci sarà un giardinetto con le libellule che si mangeranno le larve di zanzare e forse anche le zanzare tutte intere.

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Il termovalorizzatore di Vercelli è stato, infatti, sin dall’inizio del suo funzionamento, 40 anni orsono, un fattore devastante di inquinamento ambientale, anche e soprattutto perché nessuno si è mai curato di collocare le ceneri ed i residui della combustione in un sito adatto.

Sicchè i liquami potentemente inquinati altro non hanno fatto, per questi decenni, che percolare negli strati sottostanti, finendo poi nei corsi d’acqua, tra questi la Sesia e da qui in avanti.

Gli atti a disposizione parleranno chiaro.

Dicendo una cosa già ora in “scaletta”: nessuno ha mai fatto niente.

I residui sono sempre rimasti lì.

Per incredibile che possa sembrare, questo è accaduto e vedremo, nel corso del tempo, come abbiano funzionato i muri di gomma e gli scaricabarile.

Nemmeno Benjamin Disraeli, Primo Ministro della Regina Vittoria, avrebbe potuto immaginare tanto.

Lui che, celiando, ma fino ad un certo punto, si affidava all’aforisma: vedi questa pratica (e mostrava un fascicolo estratto da una catasta)?

Ebbene, tempo fa era una pratica urgente.

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Poi, si sa, il tempo ha ragione di tutto.

Oggi siamo, però, anche alle prese con fatti congiunturali.

Il primo: la cosiddetta “messa in sicurezza” dell’area attorno al “mostro” ha un senso dal punto di vista del rimedio ai percola menti ulteriori di liquami in falda?

La risposta è già chiara: no.

La “tazza” (capping) posta tra il sedime e l’ambiente esterno ha  - appunto – la funzione di proteggere ciò che sta in superficie e non sotto.

Il secondo: tocca al Comune questa spesa per fare i giardinetti attorno al mostro?

Secondo gli esperti che si sono succeduti, no.

Anche se c’è la ormai famosa lettera dell’allora Sindaco Gabriele Bagnasco che dice pari pari:

Oggetto: area dell’inceneritore di Vercelli.

 

Con riferimento alla nota SGR 0035/02 del 7.08.2002, di pari oggetto, si comunica che, qualora dagli studi ed analisi tecniche effettuate si evidenzi la necessità di intraprendere interventi sull’area dell’inceneritore, questa Amministrazione, quale soggetto interessato in base all’art. 17 del D.Lgs. 22/97, si impegna ad assumere a proprio carico gli oneri finanziari conseguenti” .

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Non c’è un’altra carta che impegni il Comune.

Né una delibera di Giunta.

Né tanto meno di Consiglio Comunale.

C’è la lettera del Sindaco.

Bagnasco non ha mai spiegato perché abbia scritto quella lettera pochi mesi prima che il 40 per cento delle azioni di Atena fosse venduto ad Amag (la Municipalizzata di Genova, che poi divenne Iren).

Né sappiamo se qualcuno gliel’abbia mai chiesto.

E’ certo che quella lettera è – lo sostengono quelli che vogliono accollare la spesa al Comune – il motivo per cui non sia Atena Asm a tirare fuori i 2 milioni e mezzo di euro per realizzare il giardinetto intorno al mostro, ma sia il Comune di Vercelli.

Ma vedremo che gli esperti la pensavano diversamente.

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Intanto oggi si è potuta riprendere qualche immagine del cantiere che è stato aperto per i lavori di realizzazione della “messa in sicurezza” dell’area “attorno” all’inceneritore di Via Asigliano.

Non un cartello di cantiere all’ingresso.

Sicchè se – per esempio, ci guardiamo bene dall’insegnare il mestiere a chicchessia – lo Spresal dell’Asl volesse farsi un giro per controllare – ad esempio – i dispositivi di protezione individuale dei lavoratori che ivi sono occupati, potrebbe non sapere a chi rivolgersi.

Leggi anche:

http://vercellioggi.it/dett_news.asp?id=65553

 

  • 1 (Continua mercoledì 18 aprile) -

Leggi la seconda puntata - 18 aprile 2018 -  

http://vercellioggi.it/dett_news.asp?titolo=QUELLA_TAZZA_SOPRA_LO_SCEMPIO_/_2_-_&id=78375&id_localita=2

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