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11/03/2017 - Vercelli - La Posta

ROMA - 8 marzo, festa del decommissioning nucleare. Le riflessioni di SoGIN e Confindustria

ROMA - 8 marzo,  festa del decommissioning nucleare. Le riflessioni di SoGIN e Confindustria
Fausto Cognasso

Gentile Direttore,

 

L'8 marzo, mentre in tutto il mondo si rifletteva sul rapporto tra uomo e donna, con evidenti svantaggi, ancora oggi, a sfavore della seconda, a Roma, SoGIN e Confindustria, riflettevano, in un incontro denominato "La chiusura del ciclo nucleare: le opportunità per la filiera italiana", circa i vantaggi economici legati allo smantellamento degli impianti nucleari.

Vincenzo Boccia, Presidente di Confindustria, e Luca Desiata, Amministratore di SoGIN SpA, hanno discusso sulle nuove strategie di committenza della società di Stato a cui è affidato l'onere di disattivare i vecchi impianti nucleari italiani. Opportunità economiche non solo in vista dello smantellamento dei siti italiani, ma in prospettiva, del vasto mercato del decommissioning internazionale. Così Vincenzo Boccia, "il decommissioning nucleare, oltre ad essere un dovere per il futuro del Paese, è anche un opportunità di crescita e sviluppo. [...] Oggi abbiamo messo una pietra importante per creare una filiera industriale in grado di intercettare una domanda crescente sia in Italia sia all'estero"; mentre Luca Desiata, "l'incontro di oggi, nasce dal comune obiettivo con Confindustria di creare una filiera industriale del decommissioning [...] Mettere a fattor comune le specificità di ciascuno e creare una filiera nazionale è un'opportunità per il sistema Paese per essere più competitivi all'estero, dove il settore del decommissioning sta crescendo".

Tutto ciò dalla prospettiva della Sala Pininfarina di Confindustria in Roma, dai territori a suo tempo occupati dal nucleare, in particolare dal Vercellese, deposito nazionale di fatto con il suo 95,74% di rifiuti radioattivi italiani (118.540 TBq - terabecquerel - su 123.815 totali), la prospettiva cambia: noi, in qualità di cavie dell'esperimento nucleare italiano da oltre cinquant'anni, chiederemmo di essere considerati non solo come un pezzo del PIL nazionale, non solo come una variabile economica nel più ampio scenario del Business internazionale dello smantellamento nucleare, ma come attori di un processo che veda innanzitutto, come priorità, la liberazione di questi territori dal fardello nucleare attraverso un percorso, sicuro, trasparente e partecipato da parte dei cittadini (da questo punto di vista, ancora oggi, anche con la "nuova SoGIN", registriamo solo delusioni); a noi, ci scuseranno SoGIN e Confindustria, saremo banali e "terra a terra", del fattore economico, ci frega assai poco, ci importa della sicurezza e della salute delle generazioni che dopo noi verranno in queste realtà.

Grazie,

        Fausto Cognasso

per il Comitato di Vigilanza sul Nucleare

 

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