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29/11/2011 - Torino - Cultura e Spettacoli

TORINO – Tutto pronto per la stagione di “Linguaggi Jazz” - In programma le quattro sorelle Selvys, tra le più famose del genere gospel

TORINO – Tutto pronto per la stagione di “Linguaggi Jazz” - In programma le quattro sorelle Selvys, tra le più famose del genere gospel
The Selvys Gospel Singers

Ben due i concerti nella settimana dal 9 al 15 dicembre per la stagione di “Linguaggi Jazz”. Il primo è in scaletta sabato 10 dicembre e vede protagonista Marco Tardito che con i suoi Kangaroux ripropone, in una versione originale e con arrangiamenti jazzistici, il repertorio delle canzoni più famose di Adriano Celentano. Un appuntamento da non perdere come quello che il 15 dicembre (con replica il 17) vede esibirsi The Selvys Gospel Singers, una delle formazioni più famose in America nel genere gospel. Le quattro sorelle Selvys sono una vera forza della natura e dopo l’entusiasmante e indimenticabile performance di qualche anno fa per Blues al Femminile ritornano, a grande richiesta, a Torino. Tutti questi concerti si svolgono al Conservatorio Verdi di piazza Bodoni.



Marco Tardito Kangaroux


Sabato 10 Dicembre 2011 Conservatorio G. Verdi ore 21.15 - Adriano Celentano: Abstractions con Marco Tardito, clarinetto, Giorgio Giovannini, trombone,  Pier Giorgio Miotto, tromba,  Guido Canavese, pianoforte, Stefano Risso, contrabbasso, Enzo Zirilli, batteria.


“Il jazz è un po’ come la cucina”, racconta Marco Tardito, esecutore che si alterna con bravura ai clarinetti e ai sax e tra le numerose collaborazioni ha all’attivo la partecipazione al Saxea Saxophone Quartet e a più di una big band. “Se si finisce per proporre lo stesso menù il pubblico scappa”. Abituato a servire una dieta estremamente varia e gustosa, è leader di diverse formazioni improntate alla combinazione di musica e visualità. È il caso dell’intrigante Oiseaux Quartet, che fonde le strutture della musica classica del Novecento con spunti popolari dei Balcani; oppure dell’Amarilli Quartet, in cui la pratica improvvisativa incontra gli Scherzi di Claudio Monteverdi, in effetti forme secentesche di canzoni e canzonette.


Proprio l’incontro del jazz con la canzone (stavolta la messa a fuoco è sugli anni Sessanta del secolo scorso) informa il Kangaroux Quintet, costituito nel 2001 allo scopo di reinterpretare il mambo di Xavier Cugat, il folk degli Inti Illimani e i 45 giri di Adriano Celentano. E proprio il Molleggiato, da sempre un’icona trasgressiva del panorama musicale italiano, è oggetto di una recente rilettura monografica a cura dei Kangaroux, nel frattempo diventati un sestetto con l’aggiunta del trombettista Pier Giorgio Miotto. Il longevo e originale interprete, a giudizio di Tardito, è stato l’anticipatore - in testi e musica - di una lunga, preoccupante attualità fatta di degrado ambientale e di deterioramento dei rapporti sociali; brani come “Prisencolinensinainciusol” ne hanno fatto d’altronde una sorta di messianico rapper del nonsense. Tardito nota però che una evidente contiguità tra Celentano e il jazz non c’è mai stata, cosicché il suo “tributo” - in cui il rispetto per la cantabilità delle melodie si combina con progressioni armoniche di forma jazzistica - è essenzialmente un lavoro “speculativo”: Abstractions, per l’appunto. Pier Giorgio Miotto è diplomato in tromba al Conservatorio di Torino; lavora nel campo della musica leggera e collabora con gruppi cameristici e formazioni jazz. Con lo Oiseaux Ensemble ha inciso Oiseaux (1994) e Les artistes du cirque (2000). Il pianista aostano Guido Canavese è tra i più attivi nell’ambiente jazzistico torinese, in particolare nei vari progetti Jazz Mobile guidati da Alfredo Ponissi e nell’Avorio Jazz Ensemble. Alla testa del Guido Canavese Trio ha pubblicato Zoe, dedicato alle partiture di Ellington, e con la cantante Silvia Pellegrino Origine, ispirato a suggestioni raga, mantra e spiritual.


Giorgio Giovannini è trombonista titolare con Roy Paci e Aretuska, e ha lavorato anche con Meg, Vinicio Capossela e Jovanotti; in ambito jazzistico collabora stabilmente con Furio di Castri, Fabrizio Bosso e Flavio Boltro. Stefano Risso, contrabbassista dai molti progetti, fa parte di una classe di musicisti che può suonare ogni genere musicale, jazz o pop che sia. Esattamente un anno fa per Linguaggi Jazz rileggeva le musiche dei Subsonica come parte del trio Stefano’s Barber Mouse. Definito dalla critica inglese “un poeta folle della batteria”, il torinese Enzo Zirilli risiede da anni a Londra. Tra i più creativi e versatili batteristi e percussionisti della scena internazionale, ha suonato e registrato in tutto il mondo con il top del jazz, della world music e del rock.


The Selvys Gospel Singers


Giovedi’ 15 e Sabato 17 Dicembre 2011  Conservatorio G. Verdi ore 21.15 con Jessica Selvy Davis, voce,  Joni Selvy Brown, voce, Jacklyn Selvy, voce, Jennifer Selvy Carr, voce, Jeffery L. Selvy, Jr, tastiere, Jesse L. Selvy III, batteria.


Protagoniste, nel dicembre 2008, di una serie di applauditissimi spettacoli organizzati dal Centro Jazz Torino per la rassegna Blues al Femminile, dalla loro base di Earle, una cittadina nei dintorni di West Memphis, Arkansas, ritornano a grande richiesta  le Selvys Gospel Singers. Insieme ai due stati contigui, il Mississippi e il Tennessee, dai quali è separato dal corso del Grande Fiume, l’Arkansas rappresenta la culla del blues. Lo Stato di Bill Clinton ha dato i natali, tra i molti altri, a grandi innovatori come Big Bill Broonzy, Rice Miller, Louis Jordan, e a piccoli maestri di fine Novecento come Luther Allison e Son Seals, oltre che a creativi bluesmen bianchi come Charlie Rich e Johnny Cash. Ma l’Arkansas, tra l’area fluviale del Delta, le highlands e la capitale Little Rock ha sempre vantato anche un formidabile scenario di musica religiosa, rappresentato a livello nazionale dalla diva del gospel Sister Rosetta Tharpe e da voci come quelle di Johnnie Taylor e Al Green, sempre in equilibrio tra gospel e soul.


Dal 1988 le figlie dell’”Apostolo” Jesse Selvy e della “Profetessa” Johnnie Selvy, rappresentano i valori più profondi ed esplosivi del gospel dell’Arkansas, un gospel che è fieramente, impetuosamente tradizionale e al contempo danzante su un moderno respiro funky. Conosciute come The Selvys, Jessica, Jennifer, Joni, Jacklyn (la ricorrenza dell’iniziale “J”, presente nei nomi di tutti i membri della famiglia, è un palpabile richiamo a Jesus, del quale si definiscono “ambasciatrici”) testimoniano la loro fede cristiana con l’irruenza e la fisicità elettrizzante che era di Rosetta Tharpe, permettendo – come osservano in una chiesa di Blytheville, Arkansas – “allo spirito di Dio di emergere attraverso le loro voci e i loro corpi.”Nella rivisitazione del classico “Dry Bones”, che si combina al frenetico e bizzosamente macabro “You Ain’t Dead No More”, o nelle ballad di ariosa e ieratica intensità, come “Born Again”, o in temi dalla celebrativa funkiness religiosa, come “God Is”, il loro sound è robusto e ampio, denso e ipnotico, e il rapporto dialettico tra le soliste (Jennifer con tutta la sua potenza, Jessica con la sua verace passionalità) e le sorelle, che armonizzano con fiera e vibrante determinazione, si basa su una furia ritmica portentosa, travolgente. E sul palcoscenico, da quello prestigioso dello Chicago Gospel Festival a quello del più umile revival sudista, questo mirabile swing religioso spinge le Selvys, con le loro silhouette massicce, a muoversi in coreografie dalla grazia imponente, singolarissima, che rispecchiano la luminosa e magnetica esuberanza dei loro messaggi canori: messaggi che tanto attraverso i veementi richiami biblici e il vivido linguaggio contemporaneo della loro scrittura originale quanto attraverso la profonda poesia spirituale di standard del gospel e del gospel-soul, come “Go Tell It on the Mountain”, “Surely God Is Able” o “People Get Ready”, toccano la sensibilità collettiva e scuotono le coscienze individuali del pubblico.


Biglietti: Posto unico numerato € 20; Riduzioni di € 2 per studenti universitari (sino a 26 anni). Le riduzioni si effettuano solo in prevendita


www.centrojazztorino.it/linguaggijazz/

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