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04/05/2019 - Vercelli - Politica

TRIPPA PER I GATTI / 549 - Forse non hanno cambiato la città, ma qualche ritocchino se lo sono concesso - In Piazza Cavour, si consuma il supplizio di Giordano Tosi, che osò sfidare la Squadra

TRIPPA PER I GATTI / 549 - Forse non hanno cambiato la città, ma qualche ritocchino se lo sono concesso - In Piazza Cavour, si consuma il supplizio di Giordano Tosi, che osò sfidare la Squadra
Squadra che vince non si cambia - Al più, si ritocca -

Forse la Squadra non avrà cambiato la città.



Squadra che vince non si cambia: al più si ritocca -

***

Però qualche ritocchino se l’è concesso.

E presto ne parlerà, poco prima di un apericena.

E qui incominciano i guai.

***

Pare di calcare la scena di un dramma, lungo il corso di un’ora tragica della Storia.

Perché una vendetta pare consumarsi dopo essersi concepita con studiata ferocia, come un supplizio inflitto a chi abbia osato sfidare l’ineffabile dimensione – a suo modo tomistica - di un potere ipsum esse subsistens.

Potere con la P maiuscola.

Quello che attinge la propria forza inesorabile dalla “proprietà”, dalla “personalità” e dall’ “organizzazione”, secondo le categorie di J.K.Galbraith, e si esprime esercitandosi in modo “punitivo”, oppure “remunerativo” o, ancora “condizionatorio”.

***

Il povero Giordano Tosi pare proprio averla fatta grossa, sicchè – al modo di un novello Marco Antonio Bragadin – ora subisce la sanzione che nulla più rimette alla possibilità di conversione, rieducazione, chi abbia sbagliato.

Sbagliato con la sua folle idea di cambiare qualcosa, riformare la Satrapìa, sorda e, ad un tempo, inflessibile e persino implacabile, anche quando impassibile, insondabile, imperscrutabile, enigmatica come una sfinge.

Che ti scandaglia fino in fondo all’anima.

Poi ti giudica.

Infine ti condanna.

Ma tu non lo sai.

Perché sei stato imputato nel corso di un processo di cui non puoi sapere nulla, tutto celebrato nel Tribunale degli sguardi, del sopracciglio appena innalzato, del retropensiero già severamente orientato, quello che, da un sintomo ad altri appena avvertibile, trae la convinzione di una prova, pervenendo alla certezza della colpa.

***

Perché non hai colto i segnali, che pure ti hanno mandato, quando ancora – se mai così davvero sia stato – avrebbero avuto qualche screzio di pietà, magari utile a dare un’immagine benigna di sé, più che una possibilità di redimersi a te.

***

Ora tu sei recuperato ad una paradossale utilità.

Perché la punizione che ti spetta, che per te è stata decisa, deve essere qualcosa di esemplare.

Qualcosa che resti nel vissuto e nella memoria: nel vissuto dei contemporanei, nella memoria loro perché si tramandi alla posterità.

Si tramandi con tutta la sua drammatica simbologia, con il carico di fantasmi che cavalcheranno i decenni, popoleranno le notti, saranno di monito lungo lo scorrere di giorni che mai dovranno vedere germogliare ancora la malapianta del dissenso.

Tu non lo sai ancora, perché nessuno si è più chinato a parlarti come si parla ad una persona.

Perché tu non sei più una persona.

Persona è chi sia ammessa nel quadrilatero, nella cittadella metafisica del potere.

O chi vi possa aspirare, aspirare alla cooptazione.

Forse non te n’eri nemmeno accorto, perché perduto nei tuoi pensieri di libertà, ma loro da tempo avevano incominciato a minare il mondo, la sfera dei tuoi bisogni.

Prendendo di mira, frustrando, vanificando, prima di tutto quello di appartenenza.

Sicchè in te germinasse il dubbio sulla ragione di quella esclusione, di quella guerra non dichiarata, allignante, ma severa, senza appello, avara di una seconda possibilità, infine negata.

Hai solo tardivamente compreso, finalmente, che per te mai più sarebbe stata aperta, percorribile, possibile la via dell’inclusione.

***

Ma nemmeno così hai incominciato a ragionare.

Non ti è bastato trovarti, da un giorno all’altro, al di fuori dell’accampamento.

Non hai tratto moniti, né motivi di correzione, da quella solitudine, pensata per te con un carico pedagogico pur ancora rinvenibile, come dietro lo scurolo di una porta chiusa.

***

Sicchè arriva il giorno in cui si consuma l’esecuzione del supplizio.

Il povero Giordano – al modo di quell’altro, nel 1600, in Campo de’ Fiori – nel teatro di quella Piazza Cavour distesa sotto la cappa plumbea dell’ora.

Giordano che ancora vorrebbe chiedere ragione di qualcosa, accampare qualche – remota ed obsoleta, comunque spirata, sovrastata dalla colpa tremenda – ragione di pietà: ma, ma, ma… (è una pena udirlo) noi (allude anche alla Famiglia) siamo sempre stati di Sinistra.

Illuso.

Destra e sinistra non esistono più.

Esiste l’adesione, l’omologazione, la remissione di ogni sussulto identitario, di ogni legittimazione all’essere, all’esistere, alla Squadra, ai suoi valori, ai suoi voleri, alla sua signorìa.

Nessuna risposta – è perché attendersi il contrario? – giunge a dire che qualche udienza i suoi balbettii abbiano rimediato.

Finchè, dopo avere cercato di parlare, ottenendo in risposta il silenzio, ecco farsi largo, prorompere dal petto del povero Giordano, la domanda definitiva, che già rinuncia a dire qualcosa di interrogativo, per esprimere piuttosto una resa, una estrema supplica di pietà.

E’ la domanda, terribile, antica, perduta nel vuoto, consegnata a confessare quell’ultimo scampolo di pietà che ancora si conserva di sé.

La domanda che, urlata, poi soffocata nei singhiozzi, resta scolpita nelle coscienze di quanti quell’ora della Storia ha voluto radunare per vedere come finisce quel che resta di un uomo: perché?

Perché?

Perché?

***

Cala il silenzio in Piazza Cavour, mentre si china il capo di coloro che altrove non sanno orientare lo sguardo, se non fissando gli occhi al suolo, prima di socchiuderli.

Come se chiudere gli occhi potesse pietosamente sottrarre all’udito quel lamento fattosi disperatamente monocorde… perché?

Perché?

***

La Squadra aveva pensato per Giordano quel supplizio.

Vediamo com’erano andate le cose.

Accade che, nel corso della campagna elettorale, si sia pensato di organizzare un comizietto, con tanto di apericena finale.

Protagonisti i candidati del Pd ai vari livelli, per le imminenti elezioni.

Di solito, in altro periodo, il buffet si sarebbe tenuto al Bar Cavour.

Ma ora no.

Ora bisogna fare vedere a tutti che fine fa e potrà fare chi abbia osato sfidare la Squadra.

La fine di Marco Antonio Bragadin, rispetto a quella sentenziata per Giordano, dovrà sembrare come un buffetto affettuoso.

E così è.

Il buffet si farà, ma non più al Bar Cavour, bensì al Camillo’s.

***

E’ la fine di tutto?

Non si sa.

Perché il sangue dei martiri è sempre il seme di nuovi Cristiani.

La ferocia della Squadra ha un limite in se stessa, come quei pensieri perduti nei loro cuori, di cui parla Simeone.

Pensieri così ripiegati su di sé, che non permettono di avvedersi come da quel rogo si libri nell'aere, una favilla, capace di procurare un incedio.

Vi è chi, in Via Verdi, incomincia a capire…

Hodie mihi, cras tibi?

Oggi è toccato a Giordano: domani potrebbe toccare a me?


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