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17/01/2012 - Vercelli - La Posta

VERCELLI - Emanuele Pozzolo sui rimborsi elettorali: "Lega Nord ha investito 4,5 milioni di euro di soldi nostri in un fondo in Tanzania"

VERCELLI - Emanuele Pozzolo sui rimborsi elettorali: "Lega Nord ha investito 4,5 milioni di euro di soldi nostri in un fondo in Tanzania"
Emanuele Pozzolo

Gentile direttore,



tra numerosi ed osceni sprechi economici che gridano vendetta, in Italia, c’è sempre quell’odioso finanziamento pubblico ai partiti, mascherato (dopo essere stato abolito tramite referendum dai cittadini italiani) sotto le mentite spoglie di “rimborso elettorale”.


Sia subito chiaro che quando si parla di questi “rimborsi elettorali” non si tratta di noccioline: perché i partiti, tutti, si pappano centinaia e centinaia di milioni di euro nostri. Scrivo nostri perché, essendo soldi pubblici, appartengono pro quota ad ognuno di noi cittadini: e perché mai lo Stato dovrebbe “rimborsare” i partiti (che sino a prova contraria sono peraltro associazioni del tutto private) per quanto riguarda le loro proprie spese elettorali? Dove sta la ragione che giustifica, non dico moralmente, ma almeno logicamente questa autentica ruberia legalizzata ai danni delle casse pubbliche? Perché mai deve pensarci lo Stato a ripianare le spese (e non solo) di tutti i partiti italiani?


In periodi di vacche magre si chiede ai cittadini, talvolta in modo eccessivo, di essere disposti a sacrificarsi per il bene pubblico: e, volenti o nolenti, i cittadini si adeguano. Chi invece sfugge puntualmente da ogni tipo di sacrificio è la casta politica nel suo complesso. E non mi riferisco solo ai ributtanti (per la sproporzione tra lavoro e compenso) stipendi che ricevono le nostre mandrie di parlamentari e consiglieri regionali. C’è un altro vergognoso sperpero di ricchezza, in Italia, che non viene mai considerato: ossia il fiorire clamoroso dei super-patrimoni dei partiti, innaffiato generosamente dalle casse pubbliche dello Stato.


Pur essendo del tutto evidente che nessun partito si salva da questa situazione di assoluta indecenza, c’è come sempre, chi si distingue per la propria condotta da furbetto un po’ troppo maldestro: in questi giorni, da un’interessante inchiesta de “Il Giornale”, è emerso infatti che la Lega Nord ha investito 4,5 milioni di euro ricevuti come “rimborsi elettorali” (soldi pubblici, quindi nostri) in un fondo in Tanzania. Avete letto bene, non in Padania bensì in Tanzania! 


Nessuna smentita è giunta da parte degli interessati: anzi, da Umberto Bossi è giunto addirittura un plauso ufficiale per la trasparentissima operazione finanziaria dei suoi collaboratori.


Ma non è finita qui: dal bottino di addirittura 170 milioni di euro (di soldi nostri) che la Lega Nord, negli anni, ha potuto usufruire, negli ultimi tempi, (oltre al già menzionato investimento africano, che peraltro garantisce un tasso d’interesse che si aggira a circa la metà rispetto ad un investimento in Bot italiani, quelli che garantiscono di pagare le pensioni anche ai pensionati padani) sono usciti altri milioni di euro per investimenti del tutto discutibili diretti verso fondi esteri da dubbio rendimento. Uno, teoricamente, coi suoi soldi ci fa un po’ quel che più gli piace. È vero. Peccato che i soldi – anzi, le palate di soldi – che i dirigenti della “banda bossotti” (simpatica dizione coniata da Gilberto Oneto) stanno maneggiando non sono soldi “loro”: sono soldi pubblici, giunti nelle casse leghiste a titolo di “rimborso elettorale”. E si presti la dovuta attenzione alla parola “rimborso”: che non può indicare se non un atto posteriore ad un già avvenuto esborso economico. Dunque, se la Lega ha addirittura avuto la necessità di inventarsi un assurdo investimento in Tanzania, pare ovvio che i cosiddetti “rimborsi elettorali” eccedano in misura rilevante le effettive spese effettuate dal partito per le varie campagne elettorali succedutesi negli anni. Tutti questi dati a cosa portano? Semplicemente, queste schifezze, ci aiutano a comprendere quanto la politica odierna sia più che altro un surrogato abominevole della losca finanza speculativa. Ma non solo: l’investimento africano permette di inquadrare meglio anche la recente sclerotica linea politica della Lega Nord, che a parole si scaglia con virulenza contro gli sprechi di “Roma ladrona”, ma coi fatti dimostra di razzolare, tanto quanto tutti gli altri, nel mare di fango rappresentato dallo sperpero di denaro pubblico.


Scrisse Filippo Tommaso Marinetti: “Ogni idea politica è un organismo vivo. I partiti sono quasi sempre destinati a diventare dei grandi cadaveri gloriosi”. Non potremmo pensare a niente di più vero assistendo, abbastanza dispiaciuti, al declino della credibilità di quella Lega Nord che, a causa di alcuni dirigenti maldestri e poco avveduti che ne stanno insozzando l'azione politica, era  fino a poco tempo fa uno dei pochi partiti politici italiani che meritava una certa fiducia.


Emanuele Pozzolo


Consigliere comunale di Vercelli

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