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09/05/2018 - Vercelli - Società e Costume

VERCELLI - Tremilaquattrocento multe su due semafori in sei mesi non è prevenzione dagli incidenti ma necessità di far cassa - Vercelli Amica chiede spiegazioni a Riva Cambrino e Nulli Rosso

VERCELLI - Tremilaquattrocento multe su due semafori in sei mesi non è prevenzione dagli incidenti ma necessità di far cassa - Vercelli Amica chiede spiegazioni a Riva Cambrino e Nulli Rosso

Le notizie pubblicate, martedì 8 maggio, dal bisettimanale “La Sesia”, che danno contro delle certosine ricerche compiute dal collega consigliere comunale Michelangelo Catricalà, a proposito delle contravvenzioni elevate ai semafori di corso Salamano e di viale Rimembranza - gli unici due dotati del cosiddetto occhio elettronico - ci preoccupano, e non poco. 

All’indomani delle 280 multe fatte in una sola settimana, nel giugno dello scorso anno, dopo l’introduzione del primo “occhio” lungo corso Salamano in direzione di piazza Sardegna, avevamo incontrato il comandante dei Vigili Urbani, Roberto Riva Cambrino, il quale ci aveva detto che, per quanto gli risultava “gran parte” delle contravvenzioni (salatissime e con la decurtazione dei punti dalla patente) riguardava automobilisti che avevano “bruciato il rosso”. Pochi giorni dopo, c’era stato un ulteriore intervento dell’assessore competente Carlo Nulli Rosso il quale s’era spinto anche più in là, affermando che “tutte” le multe erano relative ad automobilisti e motocicli che erano passati col rosso. C’eravamo pure preoccupati di far sistemare il cartello con l’indicazione delle telecamere, per avvisare correttamente gli automobilisti, e di far tracciare la famosa riga bianca, che non c’era, all’incrocio con piazza Sardegna. Infine, ci eravamo sentiti rassicurati dalle affermazioni ufficiali.

Ma ecco che l’articolo della Sesia dice ben altro. Secondo i dati raccolti da Catricalà, delle 3400 multe fatte in sei mesi ai  due semafori (quello di viale Rimembranza era entrato in funzione a novembre) poco meno di 800 riguardano non il rosso “bruciato”, come negli altri casi, ma il semplice superamento della linea bianca di stop. E se è vero che il Codice della strada (articolo 41) afferma che “durante il periodo di accensione della luce rossa i veicoli non devono superare la striscia di arresto”, qui non siamo più nella prospettiva della giusta prevenzione dagli incidenti grazie all’occhio elettronico: qui siamo nella mera e cinica necessità di fare cassa, pescando -legittimamente, per carità, Codice alla mano - nelle tasche dei cittadini.

Alla luce di questi dati, vorremmo capire, ora, il pensiero del Comandante Riva Cambrino, dell’assessore Carlo Nulli Rosso e ovviamente del sindaco. Perché il pensiero della città l’abbiamo già capito.



 

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