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18/05/2018 - LA FEDE E LE OPERE - L'esempio di Rosa Colombo - Casa di accoglienza per donne in difficoltà
La storia di questa realizzazione parla vercellese e parla di una Vercelli bella, che spesso resta in secondo piano.

Una Vercelli, anzitutto, dove la fede è praticata, non solo predicata.

Da persone le quali doverosamente valutano i casi e che tuttavia non giudicano: non giudicano, ad esempio, “perché” un fratello, una sorella, abbia bisogno.

Sanno che ha bisogno.

Certo, una sorta di “anamnesi sociale” è sempre stata riconosciuta come necessaria affinchè l’aiuto fosse rivolto a risolvere veramente i problemi.

Ma diagnosticare non vuol dire giudicare.

Solo Dio è giudice.

***

Così la pensava la tre volte dottoressa Rosa Colombo, classe 1919, arrivata a Vercelli dalla natìa Lecco.

Prima Maestra elementare, poi percorre tutta la carriera scolastica, fino a diventare Ispettrice per il Provveditorato agli Studi.

Un’autorità.

Che viveva in povertà. Una povertà dignitosa, sempre perfettamente in ordine, ma lo stipendio lo riservava tutto per i poveri.

Così la ricorda – lo vedremo e sentiremo meglio nel filmato a breve on line – la nipote Maria Domenica Raisaro, qui oggi con suo fratello Ernesto, con la voce a tratti rotta dalla commozione.

Perché ci sono storie che riescono a suscitare la commozione anche di un Avvocato affermato.

Sono le storie di Santi che abbiamo avuto il privilegio di conoscere; non sono elevati agli onori degli altari: ma quante sorprese quando, di là, vedremo alla destra del Padre tante figure di santità quotidiana, che hanno esercitato in modo eroico eppure silenzioso le virtù cristiane.

La via mariana alla santità, del resto, non è preclusa a nessuno.

Non occorre andare ad evangelizzare i mori oppure i turchi.

Basta fare il bene qui e ora nel silenzio, nella rinuncia a sé, nel nascondimento: quando preghi chiudi la porta e quando digiuni profumati i capelli.

La ricetta è sempre quella.

La piccola Rosa ( ai suoi tempi non è frequente che una donna completi gli studi ) può studiare perché la sua è una famiglia numerosa, povera, ma lei nasce molto dopo i suoi fratelli (alcuni dei quali vanno già in guerra, quella del 1915 – 1918) e perciò i suoi genitori possono provvedere.

E’ un po’ come se fosse figlia unica.

***

Poi l’arrivo a Vercelli ed una vita dedicata al lavoro, l’insegnamento ed il volontariato cattolico.

Quando si congeda dall’esperienza terrena, non è ricca, ma ha risorse che lascia tutte alla Chiesa, per chi ha bisogno.

E così quel “tesoretto” fatto di quotidiane rinunce, diventa il patrimonio necessario per sostenere tanti che non ce la fanno.

In pochi mesi la Caritas si mette in rete con l’Associazione Santa Teresa (appunto l’Opera dedicata a Don Mauro Stragiotti e Luisa Campi) e “mette a posto” i locali che un tempo erano la Casa parrocchiale dei Salesiani al Belvedere.

Sono in tutto 16 posti letto, con i locali comuni, soggiorno, lavanderia.

Insomma, non manca nulla.

E così se una donna si trova da un giorno all’altro fuori casa, in mezzo ad una strada, sa dove può andare.

Qui l’aiuteranno anche a capire cosa le sia successo veramente, le daranno una mano a “ricostruirsi”, ripensare ad un futuro.

Insomma, opere.

Perché la fede si dimostra con le opere.