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05/07/2019 - MAFIE? NO GRAZIE - Santhià invita il Procuratore della Repubblica Pier Luigi Pianta
Pubblico delle grandi occasioni, ieri sera 4 luglio, alla Biblioteca di Santhià per l’incontro pubblico con il procuratore della Repubblica di Vercelli Pier Luigi Pianta sul tema: “Mafie? No! Grazie”, organizzato dal Comune in collaborazione con l’Associazione Itaca. “Un’iniziativa – come ha ricordato la consigliera comunale Simonetta Todi, che cura la comunicazione e anche questi eventi – che si colloca nel quadro delle iniziative che ogni anno il Comune di Santhià organizza nel periodo che va tra gli attentati di Capaci e di via D’Amelio per sensibilizzare soprattutto i giovani sul problema della mafia”.

Prima di dare la parola al dottor Pianta, il sindaco Angelo Cappuccio ha ricordato che il suo Comune si è costituito parte civile in un processo in corso per il “danno di immagine” avuto in una vicenda che l’aveva toccato e che riguardava appunto la criminalità organizzata. E, dopo il breve saluto anche di Gabriele Cortella, responsabile vercellese di “Itaca”, la parola è appunto passata al procuratore di Vercelli.

Anziché trattare l’argomento in modo retorico a magniloquente, il dottor Pianta ha scelto quello stile colloquiale che gli è proprio e che è stato particolarmente apprezzato dall’’uditorio.

Già l’incipit “minimalista” è stato indicativo: “Perché proprio io sono stato scelto per parlare qui, stasera, io che non ho incominciato la mia carriera in Sicilia, Calabria, Campania. Io che ho incominciato come Pretore, spesso impegnato da procedimenti bagatellari o noiosissime questioni finanziarie?”.

E ha aggiunto: “Io che ho passato il concorso in magistratura nel ’91 quando uccisero il ‘giudice ragazzino’ Rosario Livatino e che avrei voluto, come tanti giovani colleghi, nonostante i timori delle nostre famiglie, essere lì a combattere quelle grandi battaglie. Invece non è successo. Ho incominciato a fare il pretore a Biella e poi sono venuto a Vercelli. Ma proprio una settimana fa sono stato all’Asinara dove Falcone e Borsellino preparavano la strategia antimafia, e là ho pensato a questa serata, dicendomi: è giusto che vada a Santhià a parlare del tema delle mafie perché, in fondo, io sono una persona comune e posso comunicare alle persone comuni l’idea del pericolo, sempre presente, della mafia”

”Perché oggi – ha proseguito – la mafia non è solo lupara o una società segreta di stampo settecentesco, oggi essa agisce attraverso sono formule molto più subdole, come un parassita che colpisce una pianta e impedisce anche alla parte sana di essa di svilupparsi.

Agisce anche da noi, e sta a noi magistrati capire quando un fatto criminoso, all’apparenza anche banale, come una minaccia, la vendita di droga, possa ricondursi alla mafia.

E, in quel caso, segnarlo alla Dia distrettuale e poi mettersi a disposizione di essa collaborando alle indagini”.

“Noi – ha proseguito il procuratore di Vercelli – non abbiamo avuto fatti eclatanti legato al fenomeno mafioso, ma ci sono stati eventi nel territorio della nostra procura che potevano in qualche modo essere considerati il frutto dell’attività di realtà mafiose, ed io e le persone che lavorano con me li abbiamo trattati in tal modo, seguendo i dettami di quella struttura complessa ed efficace che fu creata con lungimiranza da Falcone”.

Quindi, l’elogio al magistrato ucciso a Capaci: “E’ stato Falcone a capire che, per arrivare alla Mafia, occorreva seguire i soldi. E poi, che era fondamentale lo scambio di informazioni. Abbiamo una Dia nazionale e poi procure nei vari distretti. Ogni capoluogo di Regione ha almeno un Distretto. Quando suona un campanello d’allarme mafioso si fa riferimento alla Dia che coordina anche più procure di un Distretto. E poi c’è l’Eurojust che coordina le indagini mafiose a livello europeo”:

”Anche il nostro è un territorio che può essere colpito. Il ruolo di tutti noi quindi è di fare al meglio le indagini per capire se, di fronte a fatti all’apparenza anche di piccola criminalità, si tratta di reati isolati (pensiamo alle minacce), oppure se fanno parte di un’attività criminosa più ampia. Ad esempio, per quanto ci riguarda, questo campanello di allarme scatta di fronte alla criminalità economica, a reati contro il patrimonio e al commercio di droga. Ecco perché è giusto che questa sera io abbia parlato qui”.

Il Procuratore ha poi concluso con un apprezzamento per l’organizzazione della serata e per il pubblico: - Sono occasioni come questa che ci fanno sentire meno soli, quando compiamo il nostro dovere, svolgiamo il nostro lavoro. Il fatto che abbiate preferito venire qui, questa sera, piuttosto che scegliere alternative magari più riposanti, ci incoraggia. Ci fa capire che la società comprende l’importanza di non abbassare la guardia.